UNA SANTA E UN RICAMO

In Umbria,la tradizione per il ricamo sembra risalire alla laboriosità di Santa Chiara d’Assisi (1193/1194 – 1253), la quale completava con il lavoro manuale la sua intensa vita contemplativa, condita – seguendo l’esempio di San Francesco – da “madonna  povertà”. Nasce, così, nei conventi, la tradizione di tessere e ricamare paramenti e tovaglie sacri con delicati decori, di mistica ispirazione. La stessa Santa Jacopa, fondatrice del Terzo Ordine francescano, si distinse per la creazione di rosoni azzurri ricamati con cura e dedizione. Dai conventi, furono formate molte giovani, pur senza  vocazione religiosa, che  portarono come dote di spose la loro abilità nelle arti femminili del tessere e ricamare, insieme alla passione per il lavoro. A partire dal XV secolo, poi, il ricamo divenne per le nobili dame un segno distintivo del loro status sociale, per cui i fregi ricamati andarono ad arricchire abiti, tappezzeria e biancheria della casa. Grazie al contributo delle donne patrizie, nel corso del tempo, la tecnica di ricamo utilizzata ad Assisi venne conosciuta non solo in Italia, ma anche all’estero e venne identificata con il nome di Punto Assisi, che si affermò definitivamente a partire dal XIX secolo, grazie alla nascita di centri di avviamento al lavoro dedicati.
Tra le caratteristiche del Punto Assisi, di media difficoltà per chi si volesse cimentarsi in questa tecnica, ricordiamo che va realizzato con fili non troppo sottili, ma di spessore quanto più simile a quello dei fili della tela di lino naturale. I colori tradizionali del ricamo sono celeste, azzurro e blu scuro, rosso scuro, rosso vivo contornato di nero, marrone e ruggine, che ben si armonizzano con l’ecru della base. La bravura della ricamatrice consiste nel realizzare  il rovescio del lavoro identico al diritto e nel rispettare, per i vari componenti del motivo, la distanza in punti di tre fili ciascuno sia nel senso della lunghezza che in quello della larghezza, al fine di assicurare la perfetta regolarità dell’esecuzione del punto croce. La tela si rifinisce in genere con il  punto quadro e con l’orlino frullato, cioè un sottile cordoncino attorcigliato strettamente tra il pollice e l’indice.

 

 

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