Spunti dai borghi dell’Umbria: Pietralunga

Antica fondazione del popolo umbro, si fa chiamare Tufi e attraverso i secoli conosce sviluppo e floridezza con i Romani e poi con i
Longobardi per divenire, nel primo Medioevo, libero Comune con il nome di Pratalonga, dai fertili ed estesi pascoli che la circondano.
Quando vi si arriva per la prima volta, si ha la sensazione di entrare in una grande e ben difesa curtis medievale.

L’ingresso parte dall’Antico Castello, fortezza militare in cui è ben visibile la porta di accesso al possente maniero di epoca longobarda e su cui spicca il poderoso torrione pentagonale d’avvistamento e difesa, comunemente chiamato Rocca.
Dopo questo primo impatto, la vista si rasserena ammirando l’elegante sfilata dei palazzi nobiliari: dal Palazzo Fiorucci (1612) con al suo interno uno splendido camino su cui troneggia lo stemma della casata (tre fiori sorretti da una mano), al Palazzo Comunale di epoca rinascimentale che nel Seicento divenne sede del Sacro Ordine dei Cavalieri di Malta, fino ad arrivare al quattrocentesco Palazzo del Capitano del Popolo, sede del governo e del tribunale, nei cui fondi erano le prigioni. Il recente restauro della parte posteriore ha riportato allo splendore le antiche mura castellane che cingevano tutto intorno la città.

Il centro storico è dominato dai Palazzi Signorili, residenze delle famiglie più facoltose e nobili, che hanno rappresentato una parte importante nella storia di Pietralunga. C’è il Palazzo dei Felicchi e dei Bonori con i suoi stemmi; la casa degli Urbani, con la relativa scritta sul portale; la complessa ed elegante costruzione dei Martinelli.

Maestosa ed intatta è la Pieve di Santa Maria, la cui fondazione risale ai sec. VII-VIII e al cui interno vale la pena di ammirare un affresco raffigurante il martirio di San Sebastiano, attribuito a Raffaellino del Colle. Di grande rilievo artistico è il rosone superiore ed il bel portale romanico che fino alla fine dell’Ottocento costituiva l’ingresso principale della Pieve.

Anche Pietralunga ha la sua rievocazione storica.
Si tratta del Palio della Mannaja, una festa che coinvolge tutta la popolazione la quale, in abiti medievali, rievoca il miracolo trecentesco della Mannaja che ben tre volte si spezzò per non offendere il collo di un innocente accusato ingiustamente di omicidio, sfidandosi nella corsa del biroccio, antico mezzo di trasporto dei condannati a morte. L’investitura dei capitani dei borghi e dei quartieri, la cena del palio, i concerti, le taverne e le osterie aperte per tutto il centro storico diventano per l’occasione uno
spettacolo nello spettacolo.
Appena fuori dall’abitato è presente il Santuario della Madonna dei Rimedi. La tradizione sacra vuole che vi abbia pernottato San Francesco durante i suoi pellegrinaggi da Assisi, a Gubbio, alla Verna. La cittadina è parte integrante di una vasta e pregiata foresta estesa fino a Bocca Serriola. Tutta la zona circostante è ricca di oasi protette (Fauna di Varrea e Fauna di Candeleto), di foreste e boschi con sentieri naturalistici e passeggiate, di varia lunghezza e difficoltà, che fanno di questo luogo uno dei più belli dell’Appennino umbro. È inoltre possibile rilassarsi nella piacevole Pineta di Candeleto, area attrezzata con strutture sportive, ricreative e con piscine immerse nel verde delle colline.

Da Ritratti di Storia – VIAGGIO NEI CENTRI STORICI DEL COMPRENSORIO ALTA VALLE DEL TEVERE della Camera di Commercio di Perugia

Condividi nei social

Share on facebook
Facebook
Share on google
Google+
Share on twitter
Twitter

Effettua una ricerca