San Venanzo, nei borghi si sente ancora il profumo del pane

Il forno di San Venanzo, ancora in funzione e al centro di feste paesane, ma utilizzato anche da famiglie e gruppi di amici, è stato costruito nel 1835: in quell’anno Venanzio Faina, appaltatore di forni pubblici, forse in modo non del tutto disinteressato, propose al Comune di costruire un nuovo forno, al posto di quello precedente, addossato alla sua grande abitazione, che, a suo dire, versava in condizioni indecorose. Costruì il forno spostandone l’ubicazione, ma sempre nel cuore del borgo.
Nel 1875, fornaio Venanzo Valentini, il Comune emanò rigide disposizioni: il forno pubblico era sotto la tutela del messo comunale, che ne teneva la chiave, la dava a chi la chiedeva e, quando veniva restituita controllava che il forno fosse a posto. Fino agli anni ’60 del Novecento ha funzionato quotidianamente, ora è una festa accenderlo.

Nella frazione di Rotecastello il forno, collocato nella parte sudorientale del borgo, è ben funzionante e utilizzato soprattutto dall’associazione “Amici di Rotecastello“, che il primo fine settimana di agosto ne fa il punto di riferimento di cene e degustazioni, in occasione di ”Agosto in Medioevo”. 

 

 

 

San Vito in Monte, un tempo comune autonomo (dall’unità d’Italia al 1929, quando fu soppresso e aggregato a San Venanzo), è un borgo piccolo ma delizioso, che si affaccia sulla valle del Fersinone, guardando un paesaggio caratterizzato da ginestre, ginepri, cisti, roverelle e lecci.

Antichi edifici e natura splendida ma anche sorgenti d’acque ferrugginose e solfuree, riportano indietro nel tempo.  
Fino agli anni ‘50 a San Vito funzionavano ben due mulini ad acqua nel fiume Fersinone “Rota Prona” e “Mulino dell’Ospedale”.

 

Dalla pubblicazione della Camera di Commercio di Perugia “La Torta di Pasqua in Umbria

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