L’oro in tavola: tra simbologia e superstizioni

L’oro, simbolo di ricchezza e prosperità, è stato associato spesso alla tavola. A lungo, dai Romani in poi, si è ritenuto un ricostituente per tutte le facoltà dell’uomo e come compenso alle fatiche amatorie. L’imperatore Vitellio lo usava, ridotto in foglie e polvere, come speciale condimento, per gli gnocchi, mescolando con frutta glassata al miele, erbe aromatiche, spezie e semi di anice.

L’epoca barocca segna gradualmente un passaggio d’uso del prezioso materiale dal cibo agli elementi di arredo della tavola e, quando si diffonde il merletto come simbolo di prestigio e di eleganza, si punta immediatamente a collegare questo con l’oro, attraverso una ricerca spasmodica d’un filo duttile e malleabile che potesse essere adatto allo scopo.

Il fatto di legare l’oro alla tavola non deriva solo dallo sfoggio di una ricchezza e prosperità esclusiva ma anche e soprattutto dal desiderio antico di esorcizzare, attraverso l’uso di un elemento incorruttibile, la paura dell’aldilà, sempre presente quando si parla di tavola e di riunione conviviale.

CURIOSITA’

Durante il Rinascimento era invalsa la consuetudine di ricoprire, con lamine d’oro, frutta, pane ed arrosti interi, mentre spruzzatine d’oro in polvere accompagnavano spesso qualunque tipo di vivanda. Un garzone di bottega di Valerio di Fiandra, maestro delle vetrate del duomo di Milano, in occasione del suo matrimonio con la figlia del maestro, tentò di emulare lo  “spolverato” con polvere d’oro utilizzando dello zafferano, ritenuto fino ad allora esclusivamente un colorante per pittura. Ed è così che nasce a Milano, sul finire del Cinquecento, il risotto condito con lo zafferano.

NOTE SULL’ARTE DI RICEVERE

Il fatto di legare l’oro alla tavola non deriva solo dallo sfaggio di una ricchezza e prosperità esclusiva, ma anche, e soprattutto, dal desiderio antico di esorcizzare, attraverso l’uso di un elemento incorruttibile, la paura dell’aldilà, sempre presente quando si parla di tavola e di riunione conviviale. L’oro in tavola, infatti, è augurio di lunga vita.

Tratto da “Il Merletto in Tavola Tradizioni antiche e nuovi linguaggi nell’arte” del ricevere Camera di Commercio di Perugia

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