LA STORIA DI UN CHICCO DI CAFFE’

Curiosità che vengono dal mondo….il racconto di un giovane yemenita, studente presso l’Università per Stranieri di Pergia

“Molti di noi iniziano la loro giornata con un tazza di caffè per questo, oggi il caffè è al terzo posto delle merci negli scambi mondiali, dopo il petrolio e l’acciaio. Tre quarti della produzione del caffè è di qualità arabica. L’Italia è il quinto importatore di caffè nel mondo, ma il 16o consumatore dove oltre l’80% della popolazione prende il caffè al risveglio e dopo pasto. Qui di seguito un cenno alla storia del caffè e come è arrivato alla forma di oggi

La leggenda racconta di un pastore delle montagne dell’Etiopia e di quando notò che le sue pecore dopo aver mangiato i chicchi di una pianta si muovevano in maniera diversa dal solito. Così prese un po’ di questi chicchi per provarne l’effetto. Da allora i pastori hanno iniziato a mescolare chicchi di caffè macinati, sale, burro e  farina facendone un tipo di pane aromatico che consumavano durante i loro viaggi; questo cibo li rendeva svegli e più vivaci. I commercianti e i religiosi sufi yemeniti che andavano in Etiopia a loro volta portavano questa pianta per coltivarla in Yemen e ne hanno preparavano una bevanda chiamata “Qahwa” cioè “bevanda che lascia la mente sveglia, eccitata e concentrata”.

Di solito la bevanda si prendeva la notte per mantenersi svegli durante le orazioni notturne. Tuttavia  nel 1450 il caffè era una pianta diffusa e una bevanda popolare in Yemen: per non diffondere il segreto di questa pianta considerata preziosa e magica i piantatori ne proibivano l’esportazione, inventandosi storielle secondo le quali le fattorie di caffè fossero piene di serpenti.

Con l’arrivo degli ottomani in Yemen il caffè si diffuse in altri paesi del Medio Oriente, benchè inizialmente in alcune città come la Mecca e Medina ci fu il rifiuto per questa bevanda a causa dell’effetto che si pensava lasciasse nel cervello di chi la prendeva, arrivando anche alla chiusura delle botteghe di caffè, all’arresto dei negozianti e al sequestro dei chicchi di caffè che venivano bruciati pubblicamente. Le autorità infatti temevano che le botteghe di caffè potessero rappresentare un luogo di incontro della gente dove sarebbero potute nascere possibili rivolte, mentre le autorità religiose temevano che le botteghe di caffè causassero l’abbandono delle moschee da parte della gente che frequentava questi luoghi.

Nonostante questo il caffè diventò una bevanda popolare e diffusa pure in Medio Oriente e molti caffè aprirono a Damasco, al Cairo e Istanbul: per la sua diffusione il caffè è stato chiamato da alcuni commercianti occidentali “il vino degli arabi”.

Dopo il fallimento dell’assedio ottomani di Vienna, l’esercito si ritirò lasciandosi dietro sacchi pieni di chicchi di caffè: i viennesi non sapendo cosa fossero, cominciarono  a bruciarli…. La storia non finì qui perché nello stesso momento  un polacco di nome Kolschizky, che aveva vissuto per lungo tempo in Turchia, sentendo l’odore del caffè proveniente dalle bisacce bruciate, prese i sacchi di caffè ed cominciò a preparare ai viennesi il caffè come veniva preparato in Medio Oriente  vale a dire nero e amaro. Questa bevanda così proposta non venne particolarmente apprezzata dai viennesi, e quindi, per incontrarne il gusto, Kolschizky lo mescolò con latte e miele ricavandone una bevanda simile al cappuccino di oggi. Il successo di Kolschizky ha portato all’apertura della prima bottega di caffè in Europa.

Di seguito sorsero i caffè nelle città europee, una dopo l’altra: 1670 il primo caffè a Berlino, 1687 il primo caffè a Parigi. Il caffè arriva in Italia tramite i commercianti veneziani; la bevanda era conosciuta prima come medicinale e si vendeva nelle farmacie. La prima bottega di caffè si apre in Piazza San Marco a Venezia nel 1683 (alcuni anticipano questa data al 1640) considerata una bevanda per aristocratici e intellettuali. La Chiesa ne proibì all’epoca il consumo del caffè ai suoi fedeli per la sua provenienza da terra non cristiana.

Nel 1691 si assiste alla creazione della caffetteria napoletana, 1884 Angelo Moriondo inventa la prima macchina per fare il caffè espresso.

Nel 1933 Luigi De Ponte e Alfonso Bialetti hanno inventato la caffetteria Moka per fare il caffè espresso senza macchina e portare il caffè espresso nelle case di tutti. Il nome  è stato preso dalla città Mokha in Yemen dove c’era il porto da cui si esportava il caffè  della pregiata qualità arabica. Buon caffè!!”

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