Il tartufo, carta d’identità del cane

I cani da tartufo, quando sono bravi, valgono molto. E chi ce li ha se li tiene stretti. Un cucciolo può costare più di 200 euro e un adulto anche 1000-1500 euro. Cani da tartufo si nasce. Anche se, grazie ad un olfatto eccezionale, qualunque tipo di cane ben addestrato può essere un potenziale cercatore. Non a caso, anche la parte terminale del naso dell’animale si chiama tartufo: è quasi sempre nero e umido, a causa della abbondante presenza di ghiandole sudoripare.

Di fatto, è una vera e propria “carta d’identità” dell’animale: l’impronta delle formato contraddistingue il singolo animale, così come avviene nell’uomo con le impronte digitali. Nel cane, la corteccia che processa le informazioni sugli odori, occupa il 12,5% della massa totale del cervello. Quella umana ne ricopre appena l’1%. L’olfatto dell’animale è così sviluppato grazie a recettori che sono 50 volte più numerosi di quelli dell’uomo. All’interno del naso l’aria entra in contatto con 300 milioni di recettori. Il naso dell’uomo ne possiede solo 6 milioni. L’addestramento fa miracoli. Al resto pensa la natura. Il tartufo del cane somiglia ad un radar: le due narici sono ben distanziate tra loro. Ognuna percepisce l’odore di una distinta regione spaziale. Così, l’animale è in grado di localizzare la direzione esatta dalla  quale proviene un odore.

Il cane una volta addestrato sa da solo quello che deve fare: non si allontana mai troppo dal padrone e non rimane mai troppo vicino. Fedele, affidabile, veloce nella cerca, sensibile ai richiami del padrone e, soprattutto, capace di concentrare lo scavo nel punto esatto dove i profumati funghi sono interrati, senza danneggiare il terreno circostante. Pronto a partire insieme al padrone, con il sole, il vento, il gelo o la pioggia. Attento ai gesti, agli incitamenti, ai continui richiami, spesso quasi sussurrati, avverte il tartufo con il fiuto. Raspa ma si ferma subito al comando del tartufaio. I migliori cani da tartufo sono di corporatura media. Ma la scelta non è facile: generici o specialisti, maschi o femmine, di razza o meticci, lenti o veloci. I cercatori tranquilli preferiscono il Lagotto, di origine romagnola, non più alto di 50 cm. È un cane da riporto e da acqua, originario delle zone paludose del Ravennate e delle valli di Comacchio. Il nome arriva dal dialetto: “càn lagòt” vuol dire cane da acqua. Conosciuto già dal Cinquecento, ha un olfatto fuori dall’ordinario e una costituzione robusta. È intelligente e vivace. Concentrato ma un po’ lento. Tanto docile ed ubbidiente che l’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana lo ha ufficialmente riconosciuto come unico e puro “cane da tartufo”. Ma sono adatti alla cerca anche altri tipi di cane, come il Bracco (italiano, tedesco e ungherese), che è docile e compassato oppure il Korthals, detto anche Griffone a pelo duro, instancabile e socievole cercatore che non viene mai distratto dalla selvaggina. Vanno bene anche il Pointer, mansueto e dal gran fiuto ma forse troppo veloce, lo Springer Spaniel, il Jack Russel o il Breton. Lo Spinone italiano resiste bene alla fatica così come il tenace ed affidabile Labrador.

In Valnerina, la patria del tartufo nero pregiato, nel corso dei secoli è stato selezionato il Grifo Nero Valnerino, un cane rustico, avvezzo a lavorare sia al freddo che con l’afa, che ha un “riporto” naturale e quindi quasi non necessita di addestramento iniziale. Funziona anche come cane da compagnia. È il “cane da tartufi” tipico dell’Umbria che unisce la forza fisica alla docilità.

Tratto dalla pubblicazione della Camera di Commercio di Perugia “Black / White – Di quale tartufo sei? Storie, leggende, curiosità“.

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