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I misteri del coro di San Pietro

“Gli ornati misteriosi del grande coro ligneo dell’abbazia di San Pietro a Perugia hanno spesso ispirato i motivi dei ricami a Punto Assisi.

I pannelli disposti dietro l’altare della ricchissima basilica del capoluogo nascondono molteplici raffigurazioni simboliche che si snodano tra le minuziose sculture centellinate intorno ai sedili dove i monaci ascoltavano messa.

Gli arabeschi floreali si mescolano con mascheroni che appaiono sorridenti o digrignanti.

Leoni feroci e delfini con la coda biforcuta quasi confondono lo sguardo insieme a pellicani, fenicotteri, sfingi, strani uccelli e altre favolose figure di animali.”

 

TRATTO DALLA PUBBLICAZIONE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI PERUGIA, “UMBRIA DELLE MIE TRAME. Tessuti, merletti e ricami: gli itinerari dell’alto artigianato artistico”, testi a cura di Federico Fioravanti

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IL CASSERO DI PORTA SANT’ANGELO

Anche se della torre ha tutte le caratteristiche strutturali, con il suo profilo merlato in conci e laterizi, il Cassero di Porta Sant’Angelo potrebbe definirsi in realtà un piccolo forte. Nato come porta urbica, inserito nella cinta muraria medievale di Perugia (di cui rappresenta la più grande delle porte), la struttura militare fu eretta nel XIII secolo, per dotare la città di un baluardo a controllo e difesa dei confini settentrionali.

Molteplici quindi furono i momenti della costruzione, testimoniati dai materiali utilizzati: per lo strato inferiore venne utilizzata la locale arenaria, mentre quando fu sopraelevata di due ulteriori livelli, si utilizzò la pietra calcarea e il laterizio.

Nel 1326, durante il completamento delle mura medievali, curato nel trecento, venne aggiunto il torrione e fu anche utilizzato come caserma. Nel secolo successivo la porta venne ricostruita e Braccio Fortebracci, l’allora signore di Perugia, diede ordine all’architetto Fioravante Fioravanti di innalzare il Cassero. Originariamente un fossato ed un ponte perfezionavano la torre, che presentava anche botole e feritoie. Sia l’edificio che le mura circostanti sono ben conservate e rappresentano la cornice ideale per rimmergersi in un ambiente medievale.

È possibile salire in cima alla torre e visitare il Museo delle Porte e delle Mura Urbiche allestito proprio all’interno del Cassero che offre un interessante percorso didattico che illustra lo sviluppo urbanistico della città attraverso il progressivo inglobarsi di tre cinte murarie: etrusca, medioevale, rinascimentale.

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TORRE DEGLI SCIRI

Intatta e luminosa, la Torre degli Sciri rappresenta una preziosa testimonianza della Perugia dalle settanta torri.

Un destino inconsueto il suo, che le ha permesso di conservare ancora ai nostri giorni una certa individualità strutturale, portandola ad emergere lungo Via dei Priori sempre maestosa, caso unico nell’acropoli perugina.

Risalente al XIII secolo, alta 46 metri, di forma squadrata, la recente ristrutturazione ha restituito alle pietre che la compongono le stesse tonalità dell’epoca in cui venne edificata.

Benchè originariamente avesse fatto parte degli edifici della prestigiosa e nobile famiglia degli Oddi (analogamente al vicino Palazzo omonimo, attualmente Marini-Clarelli), il nome della Torre che noi conosciamo è quello dalla famiglia che ne entrò in possesso dalla fine del XVI, l’antico casato gentilizio degli Sciri, appunto, che annoverava nel suo albero genealogico alcuni celebri personaggi, tra cui Sciro, autore delle “Memorie di Perugia dall’anno 1520 all’anno 1544” e che si estinse intorno al XVII secolo. Poiché era abitudine dell’epoca conferire un nome (o addirittura soprannomi…) alle torri, proprio per il marcato simbolismo che le accompagnava, è stata anche nominata Torre degli Scalzi, dall’ordine dei Carmelitani Scalzi della vicina chiesa di Santa Teresa, e, successivamente, Torre delle Becchette.

Quest’ultimo appellativo deriva dal modo in cui venivano chiamate le ragazze dell’istituto delle Terziarie Francescane fondato nel 1680 da Suor Lucia Tartaglini da Cortona. Suor Lucia raggruppò infatti diversi edifici, la casa con la torre ricevuta in dono dalla Contessa Caterina della Penna Oddi, che ne entrò in possesso una volta estinta la famiglia degli Sciri, un edificio contiguo acquistato dalla compagnia del Santo Anello ed il monastero delle Bartolelle. La Torre risulta parte integrante del Conservatorio delle Terziarie Francescane, che tuttavia non ne ha pregiudicato la linea.

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Quando Perugia era detta TURRENA

La maggior parte sono nascoste, superstiti silenziose di un’epoca passata, quando Perugia era detta la Turrena: nel XIII secolo erano oltre settanta le torri che si ergevano, imponenti, su strade e vicoli cittadini.

Che fossero posti di guardia o testimonial della ricchezza dei nobili e dei borghesi più agiati, oggi sono quasi scomparse del tutto: terremoti, ristrutturazioni edilizie e guerre cittadine…e poi la Guerra del Sale che nel XVI secolo provocò un moto di ribellione tra i perugini. Le pagine dei cronisti dell’epoca ci raccontano di come questi – obbligati dal papa Paolo III Farnese ad acquistare il sale nelle esose saliere pontificie – dapprima si privarono del suo uso, poi si ribellarono allo stesso pontefice dichiarando guerra. Le fiere truppe cittadine ebbero la peggio e la Turrena città sottomessa: le torri signorili, tra i principali simboli del potere, vennero distrutte per lasciare campo alla monumentale Rocca Paolina, simbolo del potere papale sulla città.

Oggi le vie dell’acropoli conservano ancora tracce delle antiche vestigia, magari assorbite nell’edilizia rinascimentale: la Torre degli Sciri, da poco riportata al suo antico splendore e la sola rimasta intatta, la Torre del Palazzo dei Priori, la Torre dei Donati, fino al Cassero di Porta Sant’Angelo…per citare alcune di queste opere che si fanno ammirare da chi cammina per le vie di Perugia con il naso all’insù….

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LA VECCHIA FERROVIA SPOLETO NORCIA

 

 

È il 1926 l’anno di inaugurazione della linea ferroviaria alpina che da Spoleto arrivava a Norcia. Un tracciato difficile, per addolcire il quale gli ingegneri dell’epoca adottarono brillanti soluzioni.

Numerosi viadotti, gallerie e ponti di ferro furono realizzati e scavati lungo i suoi 51 Km per permettere al convoglio, una volta lasciata Spoleto, di salire fino al valico della galleria di Caprareccia (lunga 1936 metri), ridiscendere nella valle del Nera e proseguire su un tratto pianeggiante fino alla stazione di Norcia attraversando la valle del Corno e quella del fiume Sordo.

La dismissione del tratto ferroviario è datata 1968, ma recentemente è stata eseguita una accurata messa in sicurezza del tracciato proprio per mantenere la memoria di questi luoghi del valore paesaggistico, culturale ed emozionale di rilievo.

L’opera di riqualificazione ha riguardato anche i fabbricati viaggiatori delle ex-stazioni di Spoleto, Caprareccia, Sant’Anatolia di Narco-Scheggino, Piedipaterno-Vallo di Nera e Borgo Cerreto-Sellano, luoghi destinati a punti di accoglienza e informazione per i turisti. L’itinerario è meta di percorsi anche in mountain bike: punto di riferimento è l’ex-stazione di Sant’Anatolia di Narco, sede del recente info point,  che può considerarsi l’ideale divisione tra la parte del percorso più impegnativa, quella in direzione Spoleto, da quella più agevole in direzione Norcia.

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RITRATTI DI STORIA: VIAGGIO NELL’ALTA VALLE DEL TEVERE

“Un’ampia, verde e fertile pianura, una bella gola scavata entro marne e calcari, nata in epoche remote dallo svuotamento del lago tiberino. Questa è l’Alta Valle del Tevere, disposta come un anfiteatro naturale lungo il corso del fiume Tevere che taglia da Nord a Sud l’Umbria.”

Ancora spunti di viaggio per l’Umbria, attraverso un percorso che, lambendo il Tevere, ne attraversa la valle a nord passando per Lisciano Niccone, Umbertide, Montone, Pietralunga, Città di Castello, San Giustino, Citerna e Monte Santa Maria Tiberina.

https://www.youtube.com/watch?v=Rr5cykyXt24

 

Un itinerario che si affianca a quelli dedicati all’area del Trasimeno e del comprensorio Eugubino Gualdese.

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La Strada dei Vini del Cantico

Un originale connubio tra atmosfere, colori, magie e tradizioni dei luoghi più rappresentativi dell’Umbria e l’armonia dei loro vini e delle loro specialità gastronomiche.

Per scoprire una zona dell’Umbria attraverso la sua viabilità storica attraverso due percorsi (da Perugia e Spello e da Perugia e Todi) dove si trovano le testimonianze di una cultura secolare: borghi antichi, città, castelli, chiese e abbazie, per fare un viaggio nel passato attraverso rievocazioni, feste e tradizioni che ogni anno danno vita a momenti di grande vivacità e interesse; per vivere i ritmi naturali della terra, scoprire i luoghi dove nascono nobili vini, grazie alla fatica e all’ingegno dell’uomo; per gustare sapori con una grande varietà di piatti e di abbinamenti di gusto.

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Strada del Vino Colli del Trasimeno

Una palestra naturale, dove esercitare tutti i cinque sensi attraverso un itinerario pieno di memoria, cultura, natura e sapori. Nel percorrere i suoi colli si riceve la sensazione di essere sospesi a 300-400 metri tra lago e cielo dove le vigne sono diventate coltivazioni preziose, collocate ai confini di un bosco o di un oliveto, di campi di girasole e di grano.

Strada dei Vini dei Colli del Trasimeno dal sito della Regione Umbria

 

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La Strada del Sagrantino

Al centro dell’Italia, al centro dell’Umbria, sui dolci pendii di Montefalco, a pochi chilometri da Assisi, tra Todi e Spoleto, è coltivato uno dei più preziosi vitigni del nostro Paese: il Sagrantino. E tra queste colline coltivate a vigneto ed ulivo, costellate da torri, borghi e castelli medievali, si estende il percorso enogastronomico della Strada del Sagrantino.

I borghi storici di Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo e Montefalco sono luoghi dove San Francesco d’Assisi parlava agli animali, Federico II di Svevia esercitava la falconeria e che ancor prima i Romani toccavano per i loro spostamenti lungo la consolare Via Flaminia.

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Un percorso nella Valnerina: tra norcini, casari e tartufari

 

Un itinerario che unisce l’incantevole paesaggio della Valnerina al gusto insuperabile dei suoi prodotti.

Il versante umbro dei Monti Sibillini si caratterizza per prodotti tipici di eccellente qualità, preparati secondo antiche tradizioni tramandate nel tempo.

LUOGHI DEL PERCORSO:  CASCIA – CERRETO DI SPOLETO –MONTELEONE DI SPOLETO – NORCIA – POGGIODOMO – PRECI

PRODOTTI DI ECCELLENZA: il tartufo nero, la lenticchia, il farro, i salumi (tra cui la corallina di Norcia), il prosciutto di Norcia IGP,  la trota, i gamberi rossi del Nera, il pecorino, il miele, lo zafferano, la Norcineria (tra cui le salsicce, i coglioni di mulo).