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Spunti dai borghi dell’Umbria: Costacciaro

L’origine storica di Costacciaro è legata, a doppio filo, a quella della città fondatrice di Gubbio. L’originario nome dell’antico castello eugubino, Collis Stacciarii, deriverebbe infatti da quello di una famiglia ancor oggi presente a Gubbio: gli Stacciari.
D’origine romana, sorto come centro fortificato d’altura, a guardia della sottostante Via Flaminia, nel XIII sec. il borgo divenne un vero e proprio avamposto militare a difesa del territorio eugubino. Il castello dalle quattro porte e dalle undici torri fece parte del Comitato di Gubbio sino al 1384, quando, con Gubbio stessa, fu attratto nella sfera d’influenza politico-economica e militare dei Conti, prima, e
dei Duchi di Montefeltro poi. Già nel 1434, Costacciaro era stato dotato della cosiddetta “Mantellina”, un macchinario atto alla fabbricazione di sfere di pietra da bombarda (il “Travertino de la Fossa”).
Sotto la signoria di Federico da Montefeltro fu eretto l’imponente Rivellino, monumentale torrione difensivo, progettato dal grande architetto militare Francesco di Giorgio Martini. Ancora oggi, oltre al Rivellino, dalla singolare “geometria spezzata” e dalla forma a prua di nave (sorto sopra una preesistente torre di guardia medioevale, detta “Il Trióne”), il borgo conserva la Torre (e Porta) Civica o
dell’Orologio, del XIII sec., quella della Roccaccia ed altre ancora, in parte inglobate in edifici successivi.
Passeggiando per il corso è impossibile non notare la splendida facciata romanico-gotica della chiesa di San Francesco, con pregevolissimo rosone, innalzata in pietra calcarea del Monte Cucco alla metà del XIII sec. L’interno, impreziosito da splendidi altari
seicenteschi, conserva nella cappella le spoglie del Patrono Beato Tommaso e alcuni “segni” relativi ad una possibile frequentazione della “Chiesa Madre” di Costacciaro da parte dei Cavalieri Templari.
Caratteristici l’antico Frantoio dell’Olio, del XVII sec., funzionante fino al 1960, e la Caciara, sede dell’Università degli Uomini Originari, una delle più antiche Università Agrarie dell’Umbria.
L’incantevole borgo è sede del Museo-Laboratorio del Parco del Monte Cucco e del Borgo Didattico per l’educazione ambientale e la valorizzazione del patrimonio naturalistico. Costacciaro è la porta di accesso al Parco e alla Grotta del Monte Cucco, uno dei sistemi ipogei più importanti in Europa e meta di numerosi turisti attratti anche dalle tante attività che qui si praticano: volo libero, escursionismo, sci di fondo, mountain bike.
Altri itinerari propongono un vero e proprio viaggio al centro della terra. Emozionante la discesa dal Pozzo Miliani, che permette di accedere a un percorso di 800 metri e, superando una serie di saloni imponenti, di fuoriuscire sul versante nord della montagna.

Da “Ritratti di Storia – Viaggio nei Centri Storici del Comprensorio Eugubino Gualdese” della Camera di Commercio di Perugia

 

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Spunti dai borghi dell’Umbria: Sigillo

Le origini di Sigillo risalgono ad epoca romana, secondo alcune fonti sembra che il borgo corrispondesse all’antica “Suillum”, municipio romano della VI Regione Augustea di notevole importanza per la sua posizione lungo il tracciato della Via Flaminia.
Ancora oggi, sono visibili i resti dell’imponente Ponte Spiano.

Distrutta durante le invasioni barbariche, venne ricostruita dai suoi cittadini nel 1247 attorno alla Pieve di Sant’Andrea, che oggi conserva all’interno la “tela del Rosario” del XVI sec. e la “Madonna col bambino”. Solo nel 1274 passò sotto il dominio di Perugia che la trasformò da villa a “castrum”. Come testimonia il “Libro degli Statuti della Terra di Sigillo” del 1616, tuttora conservato nell’archivio comunale, anticamente il castello era diviso in quattro quartieri: Santa Maria, S. Pietro, S.Martino, S. Andrea.
Al centro del borgo si apre la particolarissima Piazza Martiri. La graziosa piazza, impreziosita dai lastroni di pietra rosa d’Assisi e dalle composizioni geometriche in travertino, accoglie la pesante copertura circolare di un antico pozzo.
Nella piazza spicca l’edificio del Palazzo Comunale, originario del XII sec., con la sua facciata neoclassica del 1802 e la particolare torretta che preserva la storica campana grande appartenente al tempo dei Priori e degli Statuti. Nelle vicinanze della piazza si possono visitare due splendide chiese, la Chiesa Parrocchiale di S. Andrea Apostolo e la Chiesa di S. Agostino (1788 – 1791), costruita
sopra le fondamenta dell’antica Chiesa di Santa Caterina di cui oggi rimane la sola cripta medievale, restaurata dall’amministrazione comunale e adibita a centro culturale. L’altare maggiore monumentale e ricchissimo, costruito alla fine del 1700, vanta diverse tipologie di marmo tra le quali rosso di Francia, giallo di Siena ed onice di Marocco.
La cittadina è ricca di edifici sacri: la Chiesa di S.Giuseppe, la Chiesa di Santa Maria Assunta in Frazione Scirca e l’antico oratorio di Sant’Anna (Chiesa del Cimitero) con affreschi di Matteo da Gualdo. Oggi questo splendido borgo, immerso nel verde, è sede del Parco Regionale del Monte Cucco, raggiungibile attraverso numerosi sentieri che da qui partono alla scoperta della montagna e che
consentono escursioni a piedi o in mountain bike. I sentieri attraversano un’eccezionale varietà di panorami di grande suggestione, come la Val di Ranco.
Sigillo, inoltre, offre facile accesso ai pianori sommitali che costituiscono i punti ideali di decollo e discesa per i praticanti del volo libero e ospita, pertanto, da anni gare nazionali e internazionali di questa disciplina.

 

 

Da “Ritratti di Storia – Viaggio nei Centri Storici del Comprensorio Eugubino Gualdese” – Camera di Commercio di Perugia

 

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Spunti dai borghi dell’Umbria: Fossato di Vico

Le origini di Fossato di Vico affondano radici molto profonde nella storia. I reperti archeologici più datati rinvenuti nella zona risalgono al primo millennio avanti Cristo, mentre il ponte di S. Giovanni (probabilmente di età augustea) rende evidente l’importanza che il borgo rivestì in epoca romana.
Durante il VI sec. d.C. Fossato divenne un avamposto di frontiera bizantino, così come suggerisce l’etimologia del nome Fossaton “fortificazione in altura”. I Bizantini fondarono il primo Castello di Fossato, di cui resta il rudere chiamato Roccaccio, eretto a difesa dalle invasioni delle orde barbariche longobarde che controllavano la Via Flaminia da Terni a Gualdo Tadino. Intorno alla metà del XII sec., Fossato visse le fasi più intense della sua storia, ripreso con la forza da Perugia, nel 1259 si organizzò in libero comune dotandosi di un ordinamento proprio: gli Statuti. Tale avvenimento viene festeggiato ogni anno con una spettacolare rievocazione storica: la Festa degli Statuti. Il borgo conserva ancora immutate le mura e le torri che proteggono un affascinante reticolo di minuscole vie, le “rughe”.
Questi avvincenti vicoli riparati da volte in pietra a tutto sesto, archi acuti e copertura in tavolati lignei, sono un raro esempio di architettura castellana perfettamente conservata. Nella piazza principale domina alta e solitaria la Torre dell’Orologio (o torre pubblica), sormontata da arcate a tutto sesto e tuttora funzionante. Nella più caratteristica delle vie, la Via del Forno, è possibile visitare l’edificio medievale che fu la prima sede del Comune e che ospita dal 2001 l’Antiquarium comunale. Qui ha resistito all’incessante scorrere dei secoli uno dei due Forni del Pan Venale (pane a pagamento ) che furono ricavati nel sotterraneo del duecentesco palazzo comunale, rimasto in attività fino al 1953. Poco più avanti troviamo altre due opere di particolare interesse, risalenti al duecento: la Chiesina di Santa Maria la Piagiola e le Carceri: tre locali intercomunicanti, scavati nella roccia che in alcuni punti si vede ancora affiorare dal pavimento, caratterizzati dalla pietra con cui
sono costruite le spesse pareti e le robuste volte.
Non mancano gli edifici sacri che numerosissimi arricchiscono il borgo. Nella parte alta del paese si incontrano la Chiesa di San Pietro, scavata in parte nella roccia, la Chiesa Camaldolese di San Cristoforo del XIII sec. e la Chiesa di San Sebastiano, che conserva al suo interno un organo a canne settecentesco ed alcuni dipinti su tela del ‘500.
Nella parte bassa della città, appena fuori dalle mura sorge la Chiesa di S.Benedetto, insediamento monastico del XIII secolo.

Da “Ritratti di Storia Viaggio nei Centri Storici del Comprensorio Eugubino Gualdese” della Camera di Commercio di Perugia

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Spunti dai borghi dell’Umbria: Gualdo Tadino

Il comune di Gualdo Tadino ha origini antichissime. Recenti studi dimostrano che la vetusta Tarsinater umbra, citata nelle Tavole Eugubine, coincideva con l’abitato di Colle i Mori, insediamento ai piedi dell’Appennino gualdese dal XIII sec. a.C. al II sec. a.C. Qualche secolo più tardi, sorse al vocabolo Rasina, lungo la Flaminia, il municipio romano Tadinum (III sec. a.C.), che a causa della sua posizione geografica risentì delle lotte tra Bizantini e Longobardi, subendo di frequente il passaggio delle orde barbariche.
Il Duecento segnò l’anno della rinascita principalmente legata alla figura di Federico II. Sotto la protezione dell’imperatore la città arrivò ad ottenere libere istituzioni comunali e iniziarono i lavori per la costruzione delle robustissime mura castellane che circondano tutta la città per poi riunirsi in alto, sui fianchi della Rocca Flea. Fortificata e ampliata, la rocca fu rafforzata con profondi fossati, quattro porte di accesso e ben diciassette torri, di cui permangono diverse tracce soprattutto nel lato sud-est della città.
Città d’arte, che diede i natali al famoso Matteo da Gualdo, il centro ospita numerosi edifici sacri di particolare interesse storico-artistico; è possibile ammirare la facciata romanico-gotica della Cattedrale di San Benedetto e la Chiesa monumentale di San Francesco. Non lontano dalla piazza centrale si trovano il Palazzo Comunale, la Torre Civica e il Palazzo del Podestà sede attuale del Museo Regionale dell’Emigrazione “Pietro Conti”. Recentemente restaurata, è aperta al pubblico con i suoi percorsi vegetali antichi, Casa Cajani.
La Rocca Flea, oggi Museo Civico, ospita vari spazi espositivi, in particolare dedicati alla storia dell’artigianato gualdese. Da sempre Gualdo Tadino è, infatti, considerata una delle patrie della ceramica. Tracce di quest’arte, come un’antica fornace riconducibile
al periodo preromano, sono state rinvenute nel sito arcaico di Colle i Mori. La cittadina vanta un’eccezionale produzione di maioliche a lustro, prodotte in terza cottura con fumo di ginestra in antichi forni detti “muffole”, visitabili presso alcuni laboratori artigianali.
Mediante tecniche tramandate da generazioni, si producono meravigliosi manufatti dalla forme più varie, ornati da caratteristici riflessi oro e rubino.
L’ultimo fine settimana di settembre la città mette in scena i “Giochi delle Porte”, una festosa rivisitazione tardo medievale in cui le quattro Porte si contendono il Palio del patrono S. Michele Arcangelo. Alla bellezza del borgo contribuisce lo spettacolo della natura
circostante. Immersa nel paesaggio quasi fiabesco della Valsorda alle pendici del Monte Serrasanta, Gualdo Tadino è particolarmente apprezzata per le proprietà diuretiche e depurative delle sue acque che sgorgano dalla sorgente Rocchetta.

Da Ritratti d Storia Viaggio nei Centri Storici del Comprensorio Eugubino-Gualdese della Camera di Commercio di Perugia

valfabbrica

Spunti dai borghi dell’Umbria: Valfabbrica

La storia di Valfabbrica è strettamente legata alla costruzione e alle sorti del Monastero benedettino di Santa Maria in “Vado Fabricae”, uno dei più antichi e importanti conventi dell’Umbria, che la tradizione vuole già esistente nell’anno 820 d.C. Il monastero
venne edificato dai monaci, che bonificarono tutta la zona a ridosso del fiume Chiascio.

Valfabbrica sorge non lontano dalla Strada Francescana della Pace, l’itinerario seguito dal Santo per raggiungere Gubbio una volta abbandonata la città natale di Assisi e le ricchezze del padre. Dell’intero complesso benedettino resta oggi la Chiesa della Madonna Assunta, completamente restaurata, che accoglie al suo interno uno splendido affresco, unico esempio in Umbria di scuola cimabuesca.

La cittadina, posta alle pendici del Monte delle Croci e posizionata lungo il confine delle più importanti città dell’alta Umbria, è stata per secoli al centro di spietate battaglie e conquiste tra Gubbio, Assisi e Perugia. Il centro conserva ancora intatte le mura duecentesche e la torre più alta del castello medievale chiamato “Pedicino”. Tra i monumenti religiosi di particolare valore artistico vi è la Chiesa del XIV sec. dedicata a San Sebastiano, santo patrono del comune. Internamente suddivisa in tre navate la chiesa conserva cinque pregevoli altari barocchi. Alle spalle dell’altare centrale è collocata una crocifissione seicentesca con ai lati San Sebastiano e San Francesco.

Il territorio di Valfabbrica è occupato da numerosi castelli e torri fortificate medievali: Giomici, Poggio San Dionisio, Poggio Morico, Villa di Schifanoia.
Merita sicuramente una visita il borgo di Casacastalda, le cui origini risalgono al 763 d.C., quando sulle rovine dell’antico insediamento umbro, venne eretto il castello ad opera di Ernero Castaldo (da cui il nome Casa del Castaldo).
Le abitazioni del centro storico, realizzate interamente in pietra, sono state costruite seguendo un disegno che coincide con la pianta del castello di cui sono rimaste le tre porte storiche: Porta Perugina o Porta Sole a sud, Porta del Giglio o Porta Gualdese a nord, Porta Eugubina a ovest. Il piccolo borgo custodisce nella Chiesa di Santa Maria dell’Assunta un bellissimo trittico di Matteo da Gualdo, il Santuario della Madonna dell’Olmo e il monumento ai motociclisti.

Valfabbrica è teatro di una delle manifestazioni più interessanti del territorio: la Festa d’Autunno. La prima domenica di settembre, i tre attuali Rioni di Badia, Osteria e Pedicino sfilano in corteo lungo le vie cittadine dando vita a scene ed episodi di epoca medievale. Dopo la sfilata, i cavalieri dei tre rioni si sfidano nella giostra cavalleresca per la conquista del Palio.

Da Ritratti di Storia Viaggio nei Centri Storici del Comprensorio Eugubino Gualdese della Camera di Commercio di Perugia

santa maria tiberina

Spunti dai borghi dell’Umbria: Monte Santa Maria Tiberina

Percorrendo le antiche strade degli Etruschi, si sale per circa 600 metri e si giunge in questo splendido borgo murato, posto sull’alto colle che domina a giro completo la sottostante Valle del Tevere segnalato, fin da lontano, dal vigoroso profilo della torre castellana e del campanile dell’antica Pieve di S. Maria. Da questo borgoterrazza, potendo spaziare con lo sguardo, si intravedono, al margine estremo dell’orizzonte, le Alpi Apuane e, se la giornata è limpida, il Gran Sasso d’Abruzzo.
Il centro storico è dominato dal Palazzo dei marchesi Bourbon del Monte che a metà del Duecento trasformano la cittadina in una
roccaforte, ancor oggi intatta e dominante sulla vallata. Il Palazzo è diventato museo e testimonianza di una cultura che rievoca le
vicende cavalleresche e cortesi di questa cittadina che è stata un feudo imperiale nel centro Italia.
Pare che nel Castello ci sia una misteriosa buca delle lettere anonime, suggello misterioso di usanze antiche e che vicino alla Chiesa di
S. Agostino ci sia un luogo dove si svolgevano i duelli. Al visitatore il piacere di queste scoperte e di poter assistere ad un evento di autentica religiosità come può essere la Processione che si svolge nel Giorno dell’Ascensione e nella quale il Sindaco della città, facendo rivivere un’antica tradizione, consegna all’entrata del paese le chiavi d’argento alla Madonna. All’interno delle mura cittadine si può ammirare la bella Pieve, sorta intorno all’anno Mille, con una stupenda fonte battesimale in pietra e la Chiesa di Santa Maria con la cripta-sepolcro dei marchesi Bourbon del Monte.

Nei dintorni meritano una visita il Castello di Lippiano, l’Abbazia con la Torre di Marzana, Marcignano e l’antico borgo di Gioiello.
Anche qui, come in ogni altra tappa del nostro viaggio, il territorio comunale – con i suoi splendi boschi, le pinete e gli ampi pascoli tracciati da numerosi sentieri segnalati – è perfetto per escursioni a piedi, a cavallo e in mountain bike in ogni stagione dell’anno.
Non manca infine un divertimento coinvolgente per tutta la città, offerto dal gioco della “ruzzola”: piccole forme di formaggio vengono
fatte rotolare lungo la strada. Una tradizione antica che al sapore del pecorino stagionato aggiunge il piacere della gara sportiva.

Da Ritratti di Storia – VIAGGIO NEI CENTRI STORICI DEL COMPRENSORIO ALTA VALLE DEL TEVERE della Camera di Commercio di Perugia

citerna foto panoramica

Spunti dai borghi dell’Umbria: Citerna

La Civitas Sobariae nasce in età romana imperiale sulla sommità di un colle fra i torrenti Cerfone e Sovara.

I Longobardi ne faranno un fortilizio per dominare una larga parte della Valle Tiberina. La visita inizia dalla parte più alta dell’antico nucleo cittadino, il Cassero o Rocca, residenza dei signori del luogo.Dall’incantevole piazzetta, situata al centro del paese, si può dominare con lo sguardo la vallata sottostante: un colpo d’occhio mozzafiato che comprende ogni sfumatura di verde delle dolci e ridenti colline della Valle Tiberina. Qui è possibile rivivere i concetti di spazio e tempo medievali. Lo si capisce percorrendo la suggestiva fitta rete di camminamenti sotterranei che si snodano per buona parte del perimetro murato quattrocentesco. Volte, cisterne, percorsi del sottosuolo di cui l’acqua, pura e incontaminata, è l’assoluta protagonista.

Un Medioevo che qui sfuma lentamente in un Rinascimento caratterizzato dalla presenza di famiglie signorili – i Bourbon del Monte, i Malatesta, e soprattutto i Vitelli – che hanno saputo coniugare l’abilità di condottieri con quella di mecenati raffinati.
Artisti come Raffaellino del Colle, Donatello, Pomarancio, Signorelli arricchiscono il suo patrimonio d’arte.

Nella Chiesa di San Francesco di impianto trecentesco, si trova la nicchia affrescata con una Madonna fra Santi e Angeli attribuita a Luca Signorelli. Nel braccio destro del transetto è ammirabile la tavola di Cristo in gloria di Raffaellino del Colle, in quello sinistro una tempera su tela di Niccolò Circignani detto il Pomarancio raffigurante la Deposizione. Nella cappella dell’abside è presente la terracotta policroma di Donatello, il capolavoro restaurato della Madonna di Citerna (1415-20).

Nella Chiesa di S. Michele Arcangelo c’è la grande Tavola con Crocifissione (1570) eseguita dal Pomarancio. Nella seconda cappella di sinistra si trova la Madonna con Bambino di Luca Della Robbia il Giovane.

Il percorso artistico si conclude con la visita alla Casa Prosperi Vitelli – palazzo quattrocentesco che conserva uno splendido camino – e l’ex convento francescano sede oggi del Palazzo municipale, dove è possibile visitare la Sala degli Ammassi: suggestivi spazi sotterranei, che custodiscono antiche cisterne per la raccolta delle acque.

Durante l’estate, questo scenario naturale che si apre sereno sulla valle diventa un luogo centrale per la cultura visiva attraverso la molteplicità dei punti di vista rappresentati al Festival CiternaFotografia, un’importante occasione di eventi, corsi e bookshop dell’immagine, che attrae fotografi e critici dell’estetica dello sguardo.

Un luogo così bello, inserito non a caso nei Borghi italiani più belli, invita a passeggiate nei dintorni.

Si possono scoprire il Cammino di San Francesco ed il parco del Belvedere ma anche luoghi di culto e meditazione come il cinquecentesco Monastero del SS. Crocifisso, in località Cerecchio. A Fighille, frazione del Comune esiste il Piccolomuseo, delizioso museo sulla pittura contemporanea, allestito nel palazzo più antico del paese.

La ricchezza di questo territorio sembra non esaurirsi mai: nelle vicinanze c’è Monterchi che ospita la Madonna del parto di Piero della Francesca, opera sublime e umile al tempo stesso perché ancora visitata dalle partorienti per avere protezione durante il travaglio.
Nel 1860, prima fra tutte le città umbre, Citerna entrò a far parte del Regno d’Italia.

Da Ritratti di Storia – VIAGGIO NEI CENTRI STORICI DEL COMPRENSORIO ALTA VALLE DEL TEVERE della Camera di Commercio di Perugia

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Spunti dai borghi dell’Umbria: San Giustino

Anticamente chiamata Meliscianum, San Giustino era luogo di ritrovo per quei patrizi che vi soggiornavano nelle loro ville durante l’impero romano. L’età medievale è ben testimoniata dalla Cripta Romanica del VIII sec. – primo nucleo dell’attuale Chiesa Arcipretale che prende il nome, come il paese, dal martire Giustino – affascinante nella struttura a croce greca riportata alla sua essenzialità e purezza grazie ai recenti restauri.

La prima immagine che emerge dall’abitato è il Castello Bufalini. Così recita la poetessa Francesca Turrini Bufalini (1553-1641) a proposito della magione che tutt’ora conserva gli antichi arredi ed uno dei più preziosi archivi privati del centro Italia:

Ampie sale, ampie logge, ampio cortile e stanze ornate con gentil pitture…
(…)
Nobil giardin con perpetuo aprile di vari fior, di frutti e di verdure…
(…)
E non men forte ostel, che per fortezza ha il ponte e i fianchi, e lo circonda intorno fosso profondo e di real larghezza.

Questo simbolo della città e dell’omonima famiglia, costruito tra il 1480 ed il 1492 come fortezza militare, diventa una residenza signorile in grado di accogliere le opere di pregevoli artisti come Cristoforo Gherardi – detto il Doceno, principale allievo del Vasari – che nel Cinquecento ci ha lasciato un ciclo pittorico con miti, grottesche e fatti dei Romani.
Bellissimo il loggiato rinascimentale che collega le torri. Tra la cinta muraria ed il fossato del castello si estende uno splendido giardino all’italiana, un labirinto, le limonaie, giochi di fontane e siepi di bosso.

Nella piazza del Municipio si trova la chiesa del SS. Crocifisso, del XVII secolo, ricca di affreschi e stucchi dei fratelli Della Robbia. Nell’altare maggiore spicca il Crocifisso ligneo cinquecentesco.

Unico nel suo genere il Museo del tabacco, importante occasione per conoscere la storia di questo prodotto, simbolo per tutta la valle di un’identità collettiva che risale al Cinquecento ed ha origine da un luogo speciale perché unico: Cospaia, la Repubblica più piccola del mondo, che per circa 400 anni è stata territorio franco a causa di un errore nel tracciare i confini del territorio della Chiesa. Se ne sono giovati gli abitanti per sviluppare, primi in Italia, la coltivazione del tabacco; per questo, tuttora, alcune varietà prendono il nome di COSPAIA.

Per chi ama l’archeologia è possibile visitare il complesso di Colle Plinio, di notevole estensione e interesse perché qui viene situata la Villa in Tuscis di Plinio il Giovane, spesso menzionata nelle lettere che lo stesso inviava allo zio Plinio il Vecchio (I sec.d.C.).

Nella Villa Graziani di Celalba (XVII sec.) – voluta dal nobile Carlo Graziani di Città di Castello e progettata dall’architetto Antonio Cantagallina di San Sepolcro – sono oggi custoditi gli scavi archeologici della vicina Colle Plinio. Nel parco c’è una minuscola e rustica cappella; la devozione locale ne ha fatto luogo di riposo di San Francesco nel cammino verso il vicinissimo Eremo di Montecasale.

Sempre nel piccolo agglomerato di Celalba, rimane traccia della presenza longobarda nel pregevole portale gotico a sesto acuto. Nascosta alla vista dal bosco circostante, in località Oselle, sorge l’antica Abbadia di Uselle, di aspetto romanico. Nel XII sec. ospitò un monastero benedettino, punto di incrocio e sosta per i pellegrini che dall’Adriatico raggiungevano Roma.

Da Ritratti di Storia – VIAGGIO NEI CENTRI STORICI DEL COMPRENSORIO ALTA VALLE DEL TEVERE della Camera di Commercio di Perugia

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Spunti dai borghi dell’Umbria: Pietralunga

Antica fondazione del popolo umbro, si fa chiamare Tufi e attraverso i secoli conosce sviluppo e floridezza con i Romani e poi con i
Longobardi per divenire, nel primo Medioevo, libero Comune con il nome di Pratalonga, dai fertili ed estesi pascoli che la circondano.
Quando vi si arriva per la prima volta, si ha la sensazione di entrare in una grande e ben difesa curtis medievale.

L’ingresso parte dall’Antico Castello, fortezza militare in cui è ben visibile la porta di accesso al possente maniero di epoca longobarda e su cui spicca il poderoso torrione pentagonale d’avvistamento e difesa, comunemente chiamato Rocca.
Dopo questo primo impatto, la vista si rasserena ammirando l’elegante sfilata dei palazzi nobiliari: dal Palazzo Fiorucci (1612) con al suo interno uno splendido camino su cui troneggia lo stemma della casata (tre fiori sorretti da una mano), al Palazzo Comunale di epoca rinascimentale che nel Seicento divenne sede del Sacro Ordine dei Cavalieri di Malta, fino ad arrivare al quattrocentesco Palazzo del Capitano del Popolo, sede del governo e del tribunale, nei cui fondi erano le prigioni. Il recente restauro della parte posteriore ha riportato allo splendore le antiche mura castellane che cingevano tutto intorno la città.

Il centro storico è dominato dai Palazzi Signorili, residenze delle famiglie più facoltose e nobili, che hanno rappresentato una parte importante nella storia di Pietralunga. C’è il Palazzo dei Felicchi e dei Bonori con i suoi stemmi; la casa degli Urbani, con la relativa scritta sul portale; la complessa ed elegante costruzione dei Martinelli.

Maestosa ed intatta è la Pieve di Santa Maria, la cui fondazione risale ai sec. VII-VIII e al cui interno vale la pena di ammirare un affresco raffigurante il martirio di San Sebastiano, attribuito a Raffaellino del Colle. Di grande rilievo artistico è il rosone superiore ed il bel portale romanico che fino alla fine dell’Ottocento costituiva l’ingresso principale della Pieve.

Anche Pietralunga ha la sua rievocazione storica.
Si tratta del Palio della Mannaja, una festa che coinvolge tutta la popolazione la quale, in abiti medievali, rievoca il miracolo trecentesco della Mannaja che ben tre volte si spezzò per non offendere il collo di un innocente accusato ingiustamente di omicidio, sfidandosi nella corsa del biroccio, antico mezzo di trasporto dei condannati a morte. L’investitura dei capitani dei borghi e dei quartieri, la cena del palio, i concerti, le taverne e le osterie aperte per tutto il centro storico diventano per l’occasione uno
spettacolo nello spettacolo.
Appena fuori dall’abitato è presente il Santuario della Madonna dei Rimedi. La tradizione sacra vuole che vi abbia pernottato San Francesco durante i suoi pellegrinaggi da Assisi, a Gubbio, alla Verna. La cittadina è parte integrante di una vasta e pregiata foresta estesa fino a Bocca Serriola. Tutta la zona circostante è ricca di oasi protette (Fauna di Varrea e Fauna di Candeleto), di foreste e boschi con sentieri naturalistici e passeggiate, di varia lunghezza e difficoltà, che fanno di questo luogo uno dei più belli dell’Appennino umbro. È inoltre possibile rilassarsi nella piacevole Pineta di Candeleto, area attrezzata con strutture sportive, ricreative e con piscine immerse nel verde delle colline.

Da Ritratti di Storia – VIAGGIO NEI CENTRI STORICI DEL COMPRENSORIO ALTA VALLE DEL TEVERE della Camera di Commercio di Perugia

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Spunti dai borghi dell’Umbria: Montone

Montone resta indimenticabile per chi la visita. Rimane impresso nel cuore questo piccolo borgo medievale, di forma ellissoidale,
immerso nel verde dell’Alta Valle del Tevere, la cui organizzazione spaziale è impostata sulle emergenze di due colli segnati dall’opera
dell’uomo: a nord dal Convento francescano e a sud dalla magnifica Rocca di Braccio. Di essa si conserva l’immagine del Gonfalone, oggi visibile nella Pinacoteca attigua alla Chiesa di San Francesco.

Una Rocca ed un condottiero: Braccio Fortebracci, non solo capitano di ventura, ma grande stratega politico in un’epoca in cui la spregiudicatezza e l’audacia erano doti che Machiavelli giudicava indispensabili alla conservazione di uno Stato. La sua Montone,
ancora integra e protetta entro la possente cinta muraria, aperta solo dalle tre porte – del Verziere, di Borgo Vecchio e del Monte – corrispondenti ai rioni nei quali erano articolati il governo del castello e la vita sociale dei suoi abitanti. Tra vie strette e tortuose, si aprono congiunzioni impreviste, date dalle ampie scalinate che percorrono il centro invitando alla sfida della verticalità, espressa dalle torri campanarie che svettano sull’azzurro. Tanti gli ingredienti, in grado di dare a questo luogo un’aura di lontananza
esclusiva che ne aumenta la capacità attrattiva.
Come se avessimo a che fare con miti e leggende che ancora parlano una lingua affascinante.
Non a caso Montone fa parte dell’esclusivo club dei 100 Borghi più belli d’Italia; non a caso è un polo di attrazione per una comunità particolare, di respiro europeo, colta ed edonista che ha scelto di vivere qui dando anche un proprio contributo artistico e che ogni estate accende nel borgo la magica luce della proiezione filmica.

E il bello è che questo cosmopolitismo convive perfettamente con le antiche tradizioni: nella Donazione nella Santa Spina rivive il legame tra la nobile famiglia dei Fortebracci ed il loro feudo.
Siamo alla fine del Quattrocento quando Carlo, figlio di Braccio, dona la Spina della corona di Gesù ai montonesi, dopo averla ricevuta in premio dalla Serenissima Repubblica di Venezia per aver valorosamente cacciato i Turchi in mare. Il Reliquiario della Santa Spina, in argento sbalzato e cesellato nel quale è riposta la spina della corona del capo di Cristo, si trova presso il Monastero di Sant’Agnese ed ogni anno questo simbolo, in occasione della rievocazione religiosa e storica, attira un gran numero di persone che decidono di
immergersi in un’atmosfera che ha dell’irreale.
La cerimonia si svolge in due momenti: il primo è nel lunedì di Pasqua ed è la celebrazione religiosa. Il secondo, storico, si svolge durante la settimana in cui cade la giornata di ferragosto.
In quest’ultima, i Rioni gareggiano con bandi di sfida, rappresentazioni medioevali e si cimentano nel tiro con l’arco, per aggiudicarsi il Palio ed eleggere la propria Castellana.
Montone è anche luogo di importanti chiese, tra cui quella della Collegiata, risalente al sec. XIV, il cui aspetto attuale è dovuto al restauro effettuato nel XVII sec., e di un particolare Museo etnografico “Tamburo Parlante” dedicato alla cultura africana.
Bellissimo il chiostro del Complesso Museale di San Francesco composto dalla Pinacoteca e dalla trecentesca Chiesa di San Francesco.
Uscendo dalla cittadina da una delle porte, si può intraprendere il cammino del silenzio e della spiritualità giungendo alla Pieve di San Gregorio (XI sec.).

Da Ritratti di Storia – VIAGGIO NEI CENTRI STORICI DEL COMPRENSORIO ALTA VALLE DEL TEVERE della Camera di Commercio di Perugia