LISCIANO NICCONE

Borghi dell’Umbria: Lisciano Niccone

In un’area collinare fatta di sommità, passi panoramici da cui si intravede il Lago Trasimeno, tra boschi di querce secolari, si trova il territorio
di Lisciano Niccone, fin dai tempi degli Etruschi luogo di transito e collegamento tra la Val di Chiana e l’Alta Valle del Tevere. Durante l’Alto
Medioevo, lungo il torrente Niccone corre il confine del corridoio bizantino che collegava l’Esarcato di Ravenna al Ducato di Roma.

La più antica testimonianza datata 29 Maggio 1202 su Lisciano è la sottomissione di tutti i castelli, ville, borghi, uomini e famiglie da parte dei Marchesi del Monte ai Consoli di Perugia. Il prediale Lisciano deriverebbe dal nome di un probabile Licius o Lisius, proprietario di quel possedimento sulla collina ad est sovrastante l’odierno comune posto sulle pendici del Monte Castiglione. Del castello di Lisciano – che ha legato le sue sorti a Perugia fino al 1479, quando è passato allo Stato Pontificio sino al 1861 – rimangono alcuni edifici e la chiesa di San
Tommaso che custodiva alcune tele oggi conservate nella chiesa di Santa Maria delle Corti. Gran parte del territorio è ricoperto da boschi di querce e castagni che offrono da maggio a novembre una grande quantità di prodotti pregiati: i funghi, tra cui il pregiato porcino, il tartufo nero estivo e le castagne, il cui albero è rappresentato nello stemma comunale. Alla consolidata vocazione agricola del grano, dell’orzo, dell’avena, dei girasoli e del tabacco, si accompagna la vocazione turistica che negli ultimi anni si sta affermando a livello sia nazionale che internazionale. Il territorio di Lisciano è polo di attrazione per un tipo di turismo che coniuga la bellezza del paesaggio alla qualità dell’ambiente e alla vicinanza alle città d’arte umbre e delle vicine regioni.

Dall’abitato si può iniziare un trekking che giunge alle località Belvedere, dove è situato l’Osservatorio Ambientale, e Corgna per arrivare all’area attrezzata di Monte Castiglione (mt. 802).
L’itinerario, di circa 6 Km, studiato per essere percorso a piedi, a cavallo e in mountain bike, offre l’opportunità di una totale immersione nella
natura e nel paesaggio di indiscussa bellezza.
Del corridoio bizantino restano come segni visivi i castelli di Lisciano, di Reschio, le torri di avvistamento, i ruderi dell’Abbazia dei Benedettini, chiamati dai Marchesi del Monte a bonificare la valle a partire dal X sec., e la Chiesa di San Niccolò a Val di Rose – annessa al romitorio
dei monaci camaldolesi presso il quale risiedette San Pier Damiani – dove è custodita la pregevole pala d’altare attribuita ad Eusebio di Jacopo
di Cristofaro, detto da San Giorgio, allievo del Perugino, raffigurante la Madonna con il Bambino tra San Nicola di Bari, il beato Bucarello, la Beata Francesca Romana e San Romualdo.

Tratto dalla pubblicazione della Camera di Commercio di Perugia “Ritratti di Storia – Viaggio nei centri storici del comprensorio dell’Alta Valle del Tevere” 

 

città di castello

Borghi dell’Umbria: Città di Castello

Una città che risplende da lontano: così veniva definita nel Quattrocento Civitas Castelli che appare all’improvviso, fra il verde delle colline,
entro il perimetro murato cinquecentesco lambito dal fiume Tevere, con torri e chiese tra il bianco ed il rosato, pacatamente emergenti nel
paesaggio. Una città che può vantare una cultura secolare e una visione del mondo in cui il rispetto della natura è coniugato ad una vitale realtà industriale.
Il turista ha la possibilità di arricchire la propria permanenza con momenti di arte, cultura, sport e artigianato che costituiscono tre percorsi: uno storico, uno museale ed uno artigianale.
La storia racconta di una città comunale che controlla il contado dall’alto della sua Torre Civica, posta di fronte al Palazzo Comunale.
Poi diventa splendida rappresentazione rinascimentale. Lo si vede nella riconfigurazione urbanistica attuata durante la Signoria dei Vitelli
e imperniata sull’edificazione dei quattro grandi palazzi di famiglia che, per la loro regolarità e imponenza, mutano il volto di ciascuno dei rioni cittadini.
A questo complesso architettonico si conforma gran parte del centro storico in un’armonica continuità con i giardini ed il giro delle mura.
Il viaggio nell’arte arriva fino ai giorni nostri grazie alla generosità di Alberto Burri che ha lasciato alla sua città natale un’eccezionale
collezione di opere, ora visibili a Palazzo Albizzini e prosegue poi nella Pinacoteca comunale a Palazzo Vitelli con la facciata decorata a graffiti
ideati da Giorgio Vasari.

Qui è possibile ammirare le opere di artisti come Raffaello, Luca Signorelli, Domenico Ghirlandaio, Andrea Della Robbia, Lorenzo Ghiberti, Antonio Vivarini, Raffaellino del Colle, Pomarancio, Santi di Tito. Inoltre, sono qui conservati il Paliotto e il Tesoro di Canoscio, opere di alta oreficeria sacra, insieme a collezioni di oggetti per la liturgia presenti nel Museo del Duomo.
L’arte e la tecnica donano la bellezza presente nei preziosi tessuti realizzati con telai originali del Museo della Tessitura; nella tradizione
dell’arte della stampa del Museo della Tipografia, ma anche nella presenza del Museo delle tradizioni popolari, uno dei primi esempi italiani
di memoria degli oggetti legati alla tradizione contadina.
Ancora in pieno centro, sul retro del Palazzo Vecchio Bufalini si aprono le cosiddette Logge, cortile porticato, luogo di mercato e di cultura per
tutta la città.
È questa, infine, una città fatta di note internazionali che in estate si diffondono nelle chiese, nelle ville e nei palazzi grazie al Festival delle Nazioni. La musica, che è davvero un linguaggio universale, riunisce qui l’Italia all’Europa e questa ai continenti da cui provengono ogni anno artisti d’eccezione.
Negli immediati dintorni, per coniugare storia, spiritualità e natura, si possono visitare la Basilica di Canoscio, importante simbolo della devozione mariana, e la Pieve dei Santi Cosma e Damiano (XII sec.).
Luoghi di grande raccoglimento da cui salutare la città splendente. 

Tratto dalla pubblicazione con video della Camera di Commercio di Perugia “Ritratti di Storia – VIAGGIO NEI CENTRI STORICI DEL COMPRENSORIO ALTA VALLE DEL TEVERE” 

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Panicale

Panicale è posto come spartiacque tra il bacino lacustre del Trasimeno e le valli del Nestore e della Chiana.

L’antichissimo borgo della provincia di Perugia mantiene intatta la forma ellittica del castello con al centro la piazza della Corte (ora Umberto I) su cui sorgono la chiesa di S. Michele Arcangelo e la vasca poligonale del ‘400, trasformata poi in fontana.

 

Nel punto più alto del borgo si staglia il Palazzo del Podestà intorno al quale si dipanano a cerchi concentrici le abitazioni e le strade che arrivano fino alle mura.

 

In una di queste stradine è custodito il settecentesco teatro comunale Caporali. Le opere d’arte più preziose si trovano, invece, fuori delle mura: la Chiesa della Madonna della Sbarra e la Chiesa di S. Sebastiano.

Merita una visita il museo del tulle, ricco di testimonianze dell’arte del ricamo nota come Ars Panicalensis.

panicale

Panicale tra i luoghi più belli del pianeta secondo il New York Times

Tra i luoghi più belli del pianeta figura anche Panicale. Lo certifica il New York Times che ha dedicato a questo “piccolo gioiello umbro” una puntata della rubrica “The World Through a Lens – Il mondo attraverso una lente”.

L’articolo “Riflessioni quiete sull’incantevole villaggio italiano di Panicale” èuscito per la serie “Il mondo attraverso una lente”. (consultabile al link https://www.nytimes.com/2020/08/17/travel/panicale-italy.html) e porta la firma del fotografo e giornalista Barry Scwartz che nel 2017, in luna di miele, ha fatto tappa a Panicale, grazie all’amico Steve Siegelman (scrittore californiano con casa a Panicale).

Barry Scwartz prima del 2017 non era mai stato in Italia. Il suo soggiorno in Umbria, nella piccola Panicale è stata la scoperta dell’autenticità in ogni dettaglio, dalle pietre, al cibo, alle persone. Nel suo reportage parla della terrazza sul Trasimeno e di alcuni indimenticabili momenti, come la visita guidata compiuta insieme all’Ufficio Informazioni turistiche. Parla poi di quel prezioso scrigno che è il Teatro Caporali, di cui è rimasta particolarmente affascinata la moglie Maggie, una stilista.

E poi del Museo del Tulle, dedicato al ricamo e che ospita Dalia Lazar, artista in residenza e della Chiesa della Madonna della Sbarra, con il suo piccolo museo di oggetti e paramenti sacri.

 “Rimane – scrive Barry – un sacco di vita e bellezza nei muri antichi, nelle persone incontrate, nel cielo sotto l’aereo che sorvola i campi”.

 

campo coltivato

Zafferano in Umbria….la riscoperta

Dopo un lungo periodo di silenzio, in Umbria si torna a parlare di zafferano. Coltivatori, agronomi, storici si interessarono con emozione e curiosità allo zafferano e alla possibilità di reintrodurlo nella regione.

Dopo prime indagini maturate in campo universitario nei primi decenni del secolo scorso, alla fine degli anni ’90 era pronto il primo piano di coltivazione, il Dipartimento di Arboricoltura
aveva messo a punto il campo sperimentale, con il sostegno e la collaborazione di soggetti privati e di strutture pubbliche.

E fu subito amore per questa spezia, la cui coltivazione richiede fatica ma regala grandi emozioni, anche solo per la straordinaria bellezza della fioritura.

Agli inizi del terzo millennio prendevano forma le prime associazioni di produttori e le prime coltivazioni reali.

Ad oggi abbiamo in Umbria sei associazioni di produttori che spaziano dall’area del Lago Trasimeno fino alla Valnerina:

Associazione produttori Zafferano del Ducato

Associazione produttori Zafferano di Spoleto

Associazione Terre d’Arna

Associazione Zafferano di Cascia, Zafferano Purissimo dell’Umbria

Associazione Zafferano di Gubbio

Consorzio Il Croco di Pietro Perugino Zafferano di Città della Pieve – Alberto Viganò

 

Dalla pubblicazione della Camera di Commercio di Perugia “L’Umbria dello Zafferano

logo zaff città della pieve

Consorzio Il Croco di Pietro Perugino Zafferano di Città della Pieve Alberto Viganò

Il recupero e la reintroduzione a Città della Pieve della coltura dello zafferano, già praticata nel territorio fin dal Medioevo come documentano gli antichi statuti di Castel della Pieve, si deve all’agronomo Alberto Viganò, che negli anni ’80 impiantò nelle sue proprietà alcuni bulbi di zafferano; da questa esperienza derivarono altre coltivazioni, condotte da alcuni agricoltori pievesi affascinati anch’essi dalle potenzialità della spezia.
Una passione che, nel giugno 2002, portò alla costituzione del Consorzio “Il Croco di Pietro Perugino Zafferano di Città della Pieve Alberto Viganò”. Il riferimento al Perugino non fu casuale in quanto il grande artista, nato nell’allora Castel della Pieve, utilizzava lo zafferano per creare i suoi colori.

Il Consorzio conta ad oggi 32 soci, le cui aziende ricadono nella “Zona di Produzione” che si estende dall’alto Orvietano al Lago Trasimeno e comprende 16 comuni. Il Consorzio supporta i soci nelle fasi produttive e di confezionamento della spezia, così da permettere la tracciabilità del prodotto, di ottima qualità e commercializzato in fili, e garantire ai consumatori che lo zafferano confezionato dal Consorzio è esclusivamente quello prodotto dai soci nella “Zona di produzione”.
Il Consorzio si è dotato fin da subito di un rigoroso “Disciplinare di Produzione”che vieta l’utilizzo di sostanze chimiche e di sintesi. Negli ultimi anni, al fine di aggiungere un ulteriore valore alle produzioni mediante la possibilità di una certificazione di produzione e di origine, il Consorzio ha avviato un’attività annuale di monitoraggio delle coltivazioni ed un controllo della produzione sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.

Nel 2013 lo Zafferano di Città della Pieve è stato inserito nell’Elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Regione Umbria: una qualifica di grande valore a livello regionale, nazionale e comunitario.

Da sottolineare la passione con cui alcuni soci valorizzano la spezia, utilizzandola sapientemente per aromatizzare liquori, marmellate, miele, olio, formaggi e prodotti da forno commercializzati direttamente dai soci.

Il Consorzio è inoltre fortemente impegnato nella promozione dello zafferano di Città della Pieve: in particolare, la manifestazione “Zafferiamo”, che si svolge ogni anno il terzo fine settimana di ottobre, all’interno della quale si tiene anche Saffron Art dove artisti espongono opere pittoriche realizzate utilizzando lo zafferano di Città della Pieve.

Per informazioni sul Consorzio Il Croco di Pietro Perugino Zafferano di Città della Pieve Alberto Viganò

www.zafferanodicittadellapieve.it
crocoperugino@libero.it
facebook Zafferano di Città della Pieve

Dalla pubblicazione della Camera di Commercio di Perugia “L’Umbria dello Zafferano

Le ricette proposte dal Consorzio Il Croco di Pietro Perugino Zafferano di Città della Pieve Alberto Viganò:

UMBRICELLI DEL PERUGINO

FILETTO DEL TRASIMENO

POLLO DEI TERZIERI

logo zaff gubbio

ASSOCIAZIONE ZAFFERANO DI GUBBIO

“La crescita di un territorio non può che passare per l’approfondimento delle sue più autentiche e originarie vocazioni”.
Con queste parole così semplici, ma allo stesso tempo cariche di significato, alcuni ragazzi, nel maggio del 2013, uniscono la propria passione, dedizione, forza e volontà per costruire insieme qualcosa che si trasforma nel progetto “Associazione Zafferano di Gubbio”.

L’Associazione nasce, infatti, dall’intento di recuperare, valorizzare e far conoscere alla collettività questa antica e pregiata spezia, recuperando, sul filo della memoria, una tradizione produttiva e gastronomica del territorio eugubino, dove da sempre, particolarmente in prossimità dei numerosissimi boschi di querce, crescono spontaneamente alcune specie di Crocus.

L’Associazione intende coniugare e comunicare il valore aggiunto dato dalle peculiarità del prodotto e dal forte legame con le tradizioni culturali del territorio, come si evince da piccoli ma importanti frammenti presenti negli archivi pubblici dove è testimoniato che a Gubbio, fin dal XIV secolo, lo zafferano è stato coltivato e considerato una merce preziosa, all’altezza degli ospiti di più alto rango e prestigio.

La coltivazione è stata ripresa ormai da alcuni anni ed è accertato come l’ottima vocazione del territorio riesca ad offrire un prodotto di notevole qualità, caratteristica avvalorata da un disciplinare di produzione che offre precise garanzie ai consumatori attestando come lo zafferano di Gubbio sia prodotto, trasformato e confezionato con metodi naturali in questo angolo d’Umbria sospeso nel tempo.

L’Associazione lavora con entusiasmo, i soci incoraggiano la creatività di gastronomi tanto che in città è possibile trovare prodotti a base di zafferano come birra, miele, marmellate e composte, cioccolata, cantucci e gelati.

Il marchio dell’Associazione, una stilizzazione dell’episodio in cui San Francesco ammansisce il lupo di Gubbio incastonato nel fiore dello zafferano, coniuga efficacemente “coltura e cultura, passato e futuro”.

Dalla pubblicazione della Camera di Commercio di Perugia “L’Umbria dello Zafferano

Per informazioni sulla Associazione Zafferano di Gubbio:

Via Tifernate, 204
06024 Gubbio
www.zafferanodigubbio.net     zafferanodigubbio@gmail.com
Facebook Associazione Zafferano di Gubbio

Le ricette proposte dalla Associazione Zafferano di Gubbio:

LEGUMI ALLO ZAFFERANO

SPEZZATINO DI VITELLO AL SUGO DI CIPOLLA E ZAFFERANO

TIRAMISU’ ALLO ZAFFERANO

 

zaff logo cascia

Associazione Zafferano di Cascia, Zafferano purissimo dell’Umbria

L’oblio durato più di trecento anni della coltivazione dello zafferano termina nel 1999. A rompere questo incantesimo sono alcuni agricoltori di Civita di Cascia, che con la collaborazione e l’assistenza dell’Unione Provinciale degli Agricoltori, con le utili indicazioni scientifiche dell’Università di Perugia e con la spinta entusiastica dei ricercatori del Cedrav (Centro per la ricerca demo antropologica della Valnerina), reimpiantano i primi bulbi. Il Comune di Cascia, riappropriandosi della propria storia, non si sottrae dal partecipare a questa “avventura”con sostanziosi contributi economici ed organizzativi.

Più di venti coraggiosi agricoltori iniziano nel 2000 a cimentarsi nella coltivazione dello “zafferame”, nome dello zafferano un tempo in uso nel territorio, credendo fortemente
in un progetto che faceva della tradizione motivo di innovazione e sviluppo economico, fino a costituire, nel settembre 2003, l’Associazione produttori Zafferano di Cascia – Zafferano purissimo dell’Umbria. Attualmente l’Associazione conta 30 associati, con una zona di produzione che interessa 24 comuni facenti parte di un ampio territorio che include, oltre alla Valnerina, vaste aree dello spoletino e del folignate.

L’Associazione, con un annuale controllo in campo e con l’obbligo tassativo di sottoporre ad analisi lo zafferano essiccato, garantisce un prodotto uniforme e di grande qualità. Prodotto che, unitamente alle capacità produttive e promozionali degli associati, ha valicato rapidamente i confini regionali ed è ora presente in molti esercizi commerciali, nelle più raffinate gastronomie e nei negozi di prodotti tipici ed è molto utilizzato nei ristoranti, non solo del territorio. Lo zafferano di Cascia sin dal 2003 è stato inserito nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Regione Umbria.

L’Associazione Zafferano di Cascia – Zafferano purissimo dell’Umbria ha inoltre sempre sostenuto la ricerca scientifica improntata all’utilizzo dello zafferano per la salute dell’uomo, trovando fruttuose collaborazioni con le Università di Perugia e dell’Aquila. Coltivare lo zafferano è diventato motivo di orgoglio per gli associati. Gli aspetti mitici e simbolici di questa spezia vengono fatti rivivere all’interno delle aziende che organizzano visite guidate nei momenti fondamentali della coltivazione, come la raccolta dei fiori e la sfioratura: veri e propri educational emozionali. Di rilievo la “Mostra mercato dello Zafferano di Cascia”, la manifestazione di settore più importante d’Italia, che richiama a Cascia sin dal 2001, nel fine settimana a cavallo di Ognisanti, migliaia di visitatori e di appassionati estimatori di questa meravigliosa spezia.

Per informazioni sull’Associazione produttori Zafferano di Cascia – Zafferano purissimo dell’Umbria

Via G. da Chiavano, 2 06043 Cascia – Tel. 0743 71401
info@zafferanodicascia.com presidente@zafferanodicascia.com
www.zafferanodicascia.com www.comune.cascia.pg.it

Dalla pubblicazione della Camera di Commercio di Perugia  “L’Umbria dello Zafferano” 

 

Le ricette proposte dall’Associazione produttori Zafferano di Cascia – Zafferano purissimo dell’Umbria:

CREPES AL FORNO CON SPINACI, RICOTTA E ZAFFERANO

POLPETTINE ALLO ZAFFERANO

RICOTTA SPEZIATA

 

 

logo terre d'arna

Associazione Terre d’Arna

L’Associazione Terre d’Arna è l’ultima, in ordine di tempo per nascita, tra le “famiglie” umbre dello zafferano. La fondazione ufficiale infatti risale al luglio 2014. In realtà i primi tentativi di piantare i bulbi nel terzo Millennio risalgono al 2008, quando Mario, titolare di un’azienda del territorio, incuriosito da quello che ancora chiama con molta passione e amore “oro rosso”durante una fiera a Perugia comincia a interessarsi alla possibilità di questa, per lui, nuova coltura. Mario si mette a leggere, documentarsi, studiare, iniziare le prime coltivazioni, tra qualche delusione e una caparbia voglia di farcela. Il primo anno va perso il 60 per cento dei bulbi.

Ora l’azienda è solidissima e nel 2013 ha trovato due seguaci, due aziende già esistenti, a conduzione familiare, che con entusiasmo hanno deciso di seguire questo precursore e intrapreso la coltivazione dello zafferano. L’Associazione Terre d’Arna ha sede nel Comune di Perugia e in particolare in quell’area che si estende tra le frazioni di Lidarno, Sant’Egidio, Civitella d’Arna, Ripa e Pianello e che storicamente è definita, appunto, “Terra ’Arna”.

Il progetto dell’Associazione parte dalla produzione e commercializzazione dello zafferano in una visione che supera quella semplicemente aziendale, nell’ottica di sensibilizzare il territorio, i concittadini e gli altri coltivatori dell’antica terra d’Arna alla ricerca e riscoperta di antiche coltivazioni. Coltivazioni mai avviate prima o che sono state da tempo dimenticate, ma che hanno tutti i numeri per farcela a tornare alla ribalta, come è il caso dello zafferano.

L’Associazione si propone, prima ancora di promuovere il proprio prodotto fuori dai confini locali, di farlo conoscere nel territorio, nelle famiglie che vi abitano e che hanno un rapporto privilegiato con le aziende e le produzioni locali, nonché di interessare i bambini, a cominciare da quelli delle scuole primarie. L’Associazione Terra d’Arna osserva un disciplinare di produzione per la tutela del prodotto, che tra l’altro è commerciabile solo in stimmi, e ha come principale obiettivo l’eccellenza dello zafferano, mettendo a disposizione del consumatore finale la verifica diretta di tutta la filiera.

Per informazioni sull’Associazione Terre d’Arna:

Via Lombardia, 22
06134 Ripa – Perugia
www.zafferanoterrearna.it

Tratto dalla pubblicazione della Camera di Commercio di Perugia “L’Umbria dello Zafferano” 

Le ricette proposte dall’Associazione Terre d’Arna:

GNOCCHI ALLO ZAFFERANO

POLENTA ALLO ZAFFERANO

TORTA AL TESTO ALLO ZAFFERANO

 

Associazione Produttori Zafferano di Spoleto

L’Associazione Produttori Zafferano di Spoleto nasce nel 2009, allo scopo di recuperare una produzione tradizionale che, a pieno titolo, si può definire storica, in quello che era anticamente il Contado ed il Distretto di Spoleto. “Un doveroso sentimento di identità storica e di amore per le nostre tradizioni anima i nostri soci” – dicono dall’Associazione.

 

L’archivio storico comunale di Spoleto custodisce almeno cinquecento documenti che riguardano la coltivazione, la storia e le storie di questa spezia nel territorio, tanto preziosa che un tempo qui i bulbi venivano lasciati in eredità e lo zafferano usato anche come moneta. A conferma del valore di questa spezia Severo Minervio, all’inizio del Cinquecento, scrive che gli Spoletini traevano da piccoli ma fertili campi frumento, vino ed olio per i loro bisogni, ma vendevano grandi quantità di zafferano e mandorle.

 

 

L’idea di partenza dell’Associazione Produttori Zafferano di Spoleto si basa anche su questo glorioso passato con il preciso intento di riscoprire antichi sapori e di reinserire nel paniere delle tipicità umbre un prodotto che ha contrassegnato e valorizzato per lungo tempo l’economia di un territorio.

 

Il profumo, il gusto, la storia dello zafferano di Spoleto hanno un preciso ruolo, per la dedizione con la quale i soci si dedicano alla produzione con tecniche che esaltano la riscoperta dei sapori coniugati con l’ambiente che fa loro da scenario, all’interno della tradizione italiana dedita a questa rilevante e preziosa coltura.

Gli attuali 30 soci conducono le loro aziende in varie località del territorio del Comune di Spoleto, ed in parte dei Comuni di Foligno, di Trevi e Campello sul Clitunno, fino a Cesi e Montefranco, Sellano, Giano dell’Umbria, Montefalco, Gualdo Tadino e Nocera Umbra, producendo e commercializzando zafferano in stimmi di prima qualità.
In omaggio alla storicità del prodotto, l’Associazione ha adottato come logo il Pavone, simbolo per i Longobardi di prosperità e benessere e di cui vi è testimonianza nel bassorilievo di un pluteo di reimpiego presente sulla facciata della Chiesa di San Gregorio Maggiore di Spoleto.

 

Per informazioni sulla Associazione Produttori Zafferano di Spoleto:

Via Pompeo Campello, 2 – Spoleto (PG)
Tel. 334 73.80.305
zafferanodispoleto@libero.it
Associazione Produttori Zafferano di Spoleto

 

Le ricette proposte dall’Associazione Produttori Zafferano di Spoleto

MALTAGLIATI ALLO ZAFFERANO E CECI

STRANGOZZI DI SPOLETO ALLO ZAFFERANO

DESSERT ALLA RICOTTA E ZAFFERANO