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Concorso Enologico Regionale “L’Umbria del Vino”: i vini vincitori della prima edizione

L’Umbria del Vino” è il concorso enologico regionale primo in Umbria ad essere stato autorizzato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Organizzato dalla Camera di Commercio dell’Umbria, insieme con la Regione Umbria, le associazioni di rappresentanza degli agricoltori Coldiretti, Confagricoltura e Confederazione Italiana Agricoltori, al 3A Parco tecnologico agroalimentare dell’Umbria e all’Associazione Strade del Vino e dell’Olio dell’ Umbria

La prima edizione, che ha visto operare la commissione di valutazione guidata dal presidente Riccardo Cotarella, ha registrato un elevato livello qualitativo generale dei vini partecipanti.

19 le cantine vincitrici che si sono aggiudicate i premi delle cinque categorie di vini: vini bianchi (Igt e Doc/Docg), vini rossi (Igt e Doc/Docg), vini rosati, gli spumanti di qualità e i vini dolci. Oltre ai premi speciali e a quello di “Cantina umbra dell’anno. ”

Categoria vini bianchi

DOC/DOCG
1° Classificato – Tenute Baldo Agricola (Bastia Umbra),  “Figlio della Luna” 2020

2° Classificato – Cantina Terre De’ Trinci (Foligno), “Colli Martani Grechetto” 2020

IGT
1° Classificato – Azienda Agricola Le Crete (Giove), “Sophia Sole Bianco” 2019

2° Classificato (ex aequo) – Società Agricola Bettalunga (Marsciano), “Piaggione” 2019

2° Classificato (ex aequo) – Fattoria di Monticello (San Venanzo), “Ginestrello” 2020

 

Categoria vini rossi

DOC/DOCG

1° Classificato – Tenute Lunelli (Bevagna) “Ziggurat” 2019

2° Classificato – Cantina Tudernum (Todi),  “Fidenzio” 2015

IGT

1° Classificato – Società Agricola San Michele (Orvieto), “Northia” 2018

2° Classificato (ex aequo) – Società Agricola Aliara Vini (Gualdo Cattaneo), “Benozzo” 2016

2° Classificato (ex aequo) – Az. Agrituristica Baldassarri – Roberto Lepri (Perugia), “Luce di Gemma” 2019

 

Categoria vini rosati

1° Classificato – Società Agricola Briziarelli (Bevagna), “Anthaia” 2020

2° Classificato – Agroturistica Marella (Castiglione del Lago), “Marella Rosato” 2020

 

Categoria Spumanti di qualità

1° Classificato – Azienda Agricola Pucciarella (Magione), Spumante Metodo Classico “Pucciarella Rosé

2° Classificato – Azienda Agraria Carlo e Marco Carini (Perugia), Spumante Metodo Classico “Mon père

 

Categoria vini dolci

1° Classificato – Azienda Agricola Blasi Anna e Mauro (Umbertide), “Mamma mia” 2009

2° Classificato – Agricola Spacchetti (Montefalco), “Montefalco Sagrantino Passito” 2014

 

I tre premi speciali

Premio giovane imprenditore

Società Agricola Poggio Bertaio (Castiglione del Lago), Sangiovese “Stucchio” 2018

 

Premio impresa femminile

Cantina Santo Iolo (Narni), “Syrah” 2019

 

Premio vino biologico

Società Agricola Moretti Omero (Giano dell’Umbria), “Montefalco Sagrantino” 2017

 

Premio Cantina Umbra dell’Anno:

  • Società Agricola Aliara Vini (Gualdo Cattaneo)
  • Società Agricola San Michele (Orvieto)
  • Tenute Baldo Agricola (Bastia Umbra)

 

tante ricette per tanti luoghi

Torte pasquali….Tante ricette per tanti luoghi

Le ricette riportate non pretendono di dare un catalogo completo delle torte pasquali in Umbria, ma di certo sono un’indicazione delle tendenze delle varie zone, della prevalenza dell’uso del dolce piuttosto che del salato o viceversa, della presenza o meno di spezie o di altri particolari ingredienti. Dietro ogni torta si può leggere la microstoria di un territorio, la varietà di mondi che costituiscono il cuore verde d’Italia.
Talvolta si trovano ancora torte preparate secondo ricette tramandate di generazione in generazione, i cui ingredienti o la cui preparazione indicano una diretta discendenza medievale o più antica ancora, in uno stesso luogo vi possono essere varianti
dovute alla classe sociale o di famiglia. Gran parte delle ricette vengono dai quaderni o dalla memoria – sono state raccolte tra la fine degli anni ’90 del secolo scorso e i primissimi anni del terzo Millennio – di signore molto anziane, che hanno donato la loro ricetta del luogo d’origine.

Un particolare si ritrova in tutte le vecchie ricette, tramandate oralmente di madre in figlia o da quadernetti ordinati: l’unità di misura è sempre l’uovo. Ad un uovo corrisponde la quantità di sale o altro, la farina non è quasi mai indicata a peso, ma si spiega
che deve essere in quantità sufficiente a dare all’impasto la giusta consistenza. Da sottolineare anche il fatto che le torte in uso nelle città umbre più grandi (Perugia, Terni) sono, da almeno un secolo, preparate secondo ricette più generiche.

Le torte pasquali nell’Alta Valle del Tevere: ricette raccontate e memorie di cucina

Le torte pasquali nell’Eugubino Gualdese: ricette raccontate e memorie di cucina

Le torte pasquali in Valnerina: ricette raccontate e memorie di cucina

Le torte pasquali nello Spoletino: ricette raccontate e memorie di cucina

Le torte pasquali nel Folignate: ricette raccontate e memorie di cucina

Le torte pasquali nel Perugino: ricette raccontate e memorie di cucina

Le torte pasquali nell’area del Trasimeno: ricette raccontate e memorie di cucina

Le torte pasquali nel Marscianese-Tuderte: ricette raccontate e memorie di cucina

Le torte pasquali nell’Orvietano: ricette raccontate e memorie di cucina

Le torte pasquali nell’Amerino: ricette raccontate e memorie di cucina

Le torte pasquali nel Ternano: ricette raccontate e memorie di cucina

Dalla pubblicazione della Camera di Commercio di Perugia “La Torta di Pasqua in Umbria

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A Vallo di Nera tanti i forni in condivisione tra borghi, borghetti e case sparse

Un ponticello in pietra collega la piazzetta di Borgo Santa Maria al forno di Vallo,a margine del centro cittadino,in borgo Santa Maria. Il forno,racchiuso in una vera e propria casetta, occupa una stanza, l’edificio è stato edificato tra Quattrocento e Cinquecento, quando venne costruito il borgo, in un momento di espansione demografica. Salendo da qui per stradine e scalette si arriva nel nucleo centrale, un vero viaggio a ritroso nel tempo che porta direttamente nel Medioevo.

L’antico palazzo comunale, le chiese, gli archi in pietra, le due porte d’ingresso (Porta “Ranne”, cioè Grande, e Portella), le mura ben conservate, il cassero, l’impianto stesso della città. Ma il viaggio nel passato si può fare anche attraverso le tante feste della tradizione, qui non recupero a livello di folklore ma ancora autenticamente sentite. Se vi capita cercate di partecipare alla festa di Sant’Antonio abate, con la benedizione degli animali, in chiesa, ma anche del sale (qui tra gli animali molti sono ancora gli ovini) e l’elezione dei “santesi” che nell’anno a venire cureranno la festa, compreso il pranzo offerto a “soci” e amici.

Vi basterà leggere nei volti di chi sta per essere eletto l’emozione e l’aspettativa, per capire d’essere per un attimo in un mondo antico mai scomparso. Il senso della comunità è tra gli altri punti di forza del territorio, e i tanti forni collettivi ancora in piedi e funzionanti ne sono la prova. Nelle frazioni di Geppa; a Paterno, a Meggiano, a Piedilacosta, piccolo nucleo rurale a monte di Meggiano, edificato intorno a uno spiazzo centrale, con alcuni interessanti edifici arricchiti da loggette, colombai e immagini votive. Ma tanti sono anche i forni privati esterni alle case, che si trovano proprio a Vallo di Nera capoluogo, in genere condivisi da più famiglie, che ne fanno motivo di momenti di vita comune, di racconti, di rievocazione e condivisione di memorie, oltre che di pratiche quotidiane.

La narrazione, anche nella vita di tutti i giorni, tra antiche storie e nuovi racconti, è cosa da vita di tutti i giorni, che ha una solida base in un patrimonio millenario. Proprio per questo è stata fondata nel 2005 la Casa dei racconti, dove i membri della comunità possono depositare, e depositano,con scritti o prestandosi ad essere l’oggetto di filmati e documentari, leggende, racconti, satire e quanto comporta il ricco patrimonio della tradizione orale di questo luogo, dove poeti a braccio e cantori della Pasquarella sono ancora realtà.

Tratto dalla pubblicazione della Camera di Commercio di perugia “La Torta di Pasqua in Umbria” consultabile qui.

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Ciaramicola

La ciaramicola è il tipico dolce pasquale della provincia di Perugia, si tratta di una Torta a forma di ciambella, con la pasta a forma di croce al centro, di colore rosso con glassa bianca e confettini colorati di copertura.

Ingredienti: farina di grano tenero, uova intere, zucchero, strutto o burro, alchermes, rhum; agente lievitante: pirofosfato disodico, sodio bicarbonato e amido di mais; per la glassa: albumi d’uovo montati a neve con lo zucchero; per la decorazione: confettini colorati.
Lavorazione: si lavorano insieme farina e agenti lievitanti. Si aggiunge lo strutto (o il burro), lo zucchero, le uova e l’alchermes. Quando gli ingredienti saranno ben amalgamati si aggiunge rapidamente altra farina. L’impasto dovrà risultare alquanto molle. Una parte dell’impasto viene lavorato a forma di un bastone di circa 5 cm. di diametro con il quale si formerà una ciambella che viene sistemata su una teglia ben unta; con un’altra parte di impasto si formano due rotolini di circa 2 cm. di diametro, che verranno sistemati a croce nel centro della ciambella. Con la restante pasta si formano 5 sfere da poggiare sugli incroci e al centro della croce. Con le forbici si intagliano i bordi e le sfere della ciaramicola.

Tutte queste operazioni vengono fatte molto rapidamente altrimenti il lievito perderà la sua azione. La ciaramicola si cuoce in forno caldo a 180°-200° C; a cottura ultimata, ancora bollente, viene spennellata la glassa sopra la ciaramicola decorata con confettini colorati. La glassa si rassoderà con il solo calore della torta appena sfornata, oppure viene rimessa in forno tiepido per pochi minuti Conservazione: il prodotto fresco va conservato ad una temperatura di circa 6°/8° C per 2/3 giorni al massimo.

“La ciaramicola è un dolce nato come inno alla città di Perugia, o meglio, come sua interpretazione. I cinque rioni di Porta Sole, Porta Sant’Angelo, Porta Susanna, Porta Eburnea e Porta S. Pietro, sono rappresentati da cinque motagnole che ne coronano una sesta al centro, alla quale sono collegate da piccoli corridoi, che raffigura la Piazza Grande, sulla quale svetta la Fontana Maggiore, simbolo della città. Anche i colori che compaiono sul dolce fanno riferimento ai rioni e allo stemma di Perugia. Rossa all’interno (alchermes), coperta di glassa bianca (chiara d’uovo montata a neve) all’esterno e impreziosita di piccole gemme blu, gialle e verdi (confettini colorati). “Rosso come il rione di Porta S. Angelo dalla cui porta entrava la legna per i fuochi. Bianco come il rione di Porta Sole dove l’astro si specchiava tra i marmi e i travertini della Terra Vecchia. Blu come il rione di Porta Susanna la cui porta conduce all’azzurro del lago perugino lungo la via Trasimena. Verde come il rione di Porta Eburnea teso verso i boschi e le vigne che colmavano la valle ad essa prospiciente. Giallo come il rione di Porta S.Pietro dalla cui porta entrava il biondo grano alimento principe di tutte le tavole.”
(da: Emanuela Casinini, per Cerquiglini, Perugia).