fotoricette

Torte di Pasqua al formaggio e dolci: le fotoricette

Torte di Pasqua al formaggio e dolci, entrambe preparate con molte uova, sono un tema assai ampio, nel tempo e nello spazio.
L’origine della torta al formaggio è di certo assai remota. La mefa spefa degli antichi Umbri, che già conoscevano l’arte della lievitazione, è sorprendentemente vicina alla torta al formaggio che ancora prepariamo a Pasqua: farina, uova, latte, formaggio, sale.

Ingredienti che incontriamo nelle nostre torte si trovano in pani dell’antica Roma, uno per tutti la ricetta che Catone riporta nel De Agricoltura, un filone di pane con uova e formaggio nell’impasto, cotto su uno strato di foglie d’alloro, che assomiglia in modo sorprendente a una torta che molti anziani, e un forno, di Tuoro sul Trasimeno, ancora preparano.

Le nostre torte di Pasqua al formaggio, che a voler usare la definizione esatta sono pani festivi conditi, sono le discendenti e la trasformazione in cibo legato a una ricorrenza religiosa.

Noi, a ragion di cuore e tradizione, a seconda della zona dell’Umbria, le chiamiamo torta, pizza, crescia, ciaccia.

Pur riconoscendo quindi che la torta di Pasqua ha molte variabili si riportano le sequenze fotografiche di due delle ricette più comunemente usate sul territorio che possono essere facilmente riprodotte nelle cucine casalinghe.

Torta di Pasqua al Formaggio: fotoricetta

Torta Dolce di Pasqua: fotoricetta

 

Dalla pubblicazione della Camera di Commercio di Perugia “La Torta di Pasqua in Umbria

tovaglie_perugine

SIMBOLI ANCORA MISTERIOSI NELLE TOVAGLIE PERUGINE

“Il Grifo e la Fontana Maggiore sono gli emblemi di Perugia. Nei ricami,i cervi vicino al monumento che rappresenta la città, simboleggiano la Virtù che si abbevera alla fonte della Saggezza.

Ma è ancora incerto il significato di molti motivi decorativi.

Le lepri, nella tradizione mediorientale ripresa nel corso del Medioevo in tutto l’Occidente,rappresentano l’innocenza.

Nelle Tovaglie Perugine spesso sono inseguite dal lupo e dal cane, simboli della lussuria.

Il motivo decorativo degli uccellini, intervallati da piccole rose a otto petali, ha un significato religioso.

Disegni simili sono stati ritrovati anche nei bassorilievi delle tombe etrusche e nelle antiche tovaglie d’altare perugine.”

 

Tratto dalla pubblicazione della Camera di Commercio di Perugia “Umbria delle mie Trame” testi a cura di Federico Fioravanti

ruzzollone

SULLE STRADE DEL RUZZOLONE

“Più che un gioco, un modo per vivere insieme, un rito di altri tempi ripetuto nei giorni di festa a primavera, tra campi, fossi e strade bianche. All’inizio il ruzzolone si giocava con una forma ben stagionata di pecorino che era anche il premio per il vincitore. Oggi si usa un disco di legno. Ma la passione rimane. E trova ancora proseliti: sono almeno tremila gli appassionati in Umbria, nel Lazio, nelle Marche, in Toscana ed in Emilia Romagna che si sfidano, in piste attrezzate, dalla primavera all’autunno, sotto l’egida della Figest, la federazione italiana giochi e sport tradizionali. Il gioco del ruzzolone ha antichissime origini. Lo praticavano già gli Etruschi: nella tomba delle “Scalette” a Tuscania sono stati recuperati dei ruzzoloni che ora è possibile osservare nel Museo di Valle Giulia a Roma. E un lanciatore è immortalato in un affresco nella “Tomba delle Olimpiadi” a Tarquinia. I pastori, durante le transumanze si sfidavano lungo i tratturi. Poi il giuoco del Cascio e della Forma arrivò anche nei paesi e nelle città. Ma erano tante le zuffe e le liti tra i concorrenti e gli spettatori, che fu presto proibito nelle vicinanze dei centri abitati. A Gubbio, un editto del 1500 impose che il ruzzolone si giocasse ad almeno mezzo miglio dalle mura cittadine ed a Perugia, nello stesso periodo, il gioco era vietato in città per disturbo alla quiete pubblica. E’ un gioco di squadra ma si può praticare anche in due o in coppia. Occorre un ruzzolone per ogni giocatore. Il disco, di legno duro, ha un diametro di 26 cm. Poi, una fettuccia che ha il compito di dare più forza nel tiro, un rocchetto e una maniglia per il lancio. Vince chi, con il minor numero di tiri, arriva al traguardo. Come nel gioco del golf, dopo il tiro si riprende da dove il ruzzolone si è fermato. Il percorso di gara è di 500 metri e presenta ostacoli naturali e artificiali per rendere più difficile la gara. Il ruzzolone va tenuto tra il pollice e il mignolo. L’indice, il medio e l’anulare stringono lo zeppo. Dopo il tiro, la fettuccia si srotola e il ruzzolone inizia la sua corsa. Conta la forza ma anche la tecnica del tiro. L’Umbria è ricca di piste ed appassionati. In provincia di Perugia si può praticare il ruzzolone sulle piste di Collestrada, Todi, Spoleto, Migliano, Gubbio, San Biagio della Valle e San Martino in Colle. Nella provincia di Terni sono attivi gli impianti di Campitello di Terni, La Selva di Narni, Fornole, Orvieto, Acquasparta e Porchiano.”

Tratto da “L’Umbria dei formaggi” pubblicato in questo sito.

ciaramicola

Ciaramicola

La ciaramicola è il tipico dolce pasquale della provincia di Perugia, si tratta di una Torta a forma di ciambella, con la pasta a forma di croce al centro, di colore rosso con glassa bianca e confettini colorati di copertura.

Ingredienti: farina di grano tenero, uova intere, zucchero, strutto o burro, alchermes, rhum; agente lievitante: pirofosfato disodico, sodio bicarbonato e amido di mais; per la glassa: albumi d’uovo montati a neve con lo zucchero; per la decorazione: confettini colorati.
Lavorazione: si lavorano insieme farina e agenti lievitanti. Si aggiunge lo strutto (o il burro), lo zucchero, le uova e l’alchermes. Quando gli ingredienti saranno ben amalgamati si aggiunge rapidamente altra farina. L’impasto dovrà risultare alquanto molle. Una parte dell’impasto viene lavorato a forma di un bastone di circa 5 cm. di diametro con il quale si formerà una ciambella che viene sistemata su una teglia ben unta; con un’altra parte di impasto si formano due rotolini di circa 2 cm. di diametro, che verranno sistemati a croce nel centro della ciambella. Con la restante pasta si formano 5 sfere da poggiare sugli incroci e al centro della croce. Con le forbici si intagliano i bordi e le sfere della ciaramicola.

Tutte queste operazioni vengono fatte molto rapidamente altrimenti il lievito perderà la sua azione. La ciaramicola si cuoce in forno caldo a 180°-200° C; a cottura ultimata, ancora bollente, viene spennellata la glassa sopra la ciaramicola decorata con confettini colorati. La glassa si rassoderà con il solo calore della torta appena sfornata, oppure viene rimessa in forno tiepido per pochi minuti Conservazione: il prodotto fresco va conservato ad una temperatura di circa 6°/8° C per 2/3 giorni al massimo.

“La ciaramicola è un dolce nato come inno alla città di Perugia, o meglio, come sua interpretazione. I cinque rioni di Porta Sole, Porta Sant’Angelo, Porta Susanna, Porta Eburnea e Porta S. Pietro, sono rappresentati da cinque motagnole che ne coronano una sesta al centro, alla quale sono collegate da piccoli corridoi, che raffigura la Piazza Grande, sulla quale svetta la Fontana Maggiore, simbolo della città. Anche i colori che compaiono sul dolce fanno riferimento ai rioni e allo stemma di Perugia. Rossa all’interno (alchermes), coperta di glassa bianca (chiara d’uovo montata a neve) all’esterno e impreziosita di piccole gemme blu, gialle e verdi (confettini colorati). “Rosso come il rione di Porta S. Angelo dalla cui porta entrava la legna per i fuochi. Bianco come il rione di Porta Sole dove l’astro si specchiava tra i marmi e i travertini della Terra Vecchia. Blu come il rione di Porta Susanna la cui porta conduce all’azzurro del lago perugino lungo la via Trasimena. Verde come il rione di Porta Eburnea teso verso i boschi e le vigne che colmavano la valle ad essa prospiciente. Giallo come il rione di Porta S.Pietro dalla cui porta entrava il biondo grano alimento principe di tutte le tavole.”
(da: Emanuela Casinini, per Cerquiglini, Perugia).