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COLORIAMO I CIELI

In ogni aquilone, sono racchiusi sogni di pace, voglia di volare e desideri di libertà. Con ogni mongolfiera, si libra nell’aria tersa il desiderio di conoscere il mondo e raggiungere posti nuovi. Coloriamo i cieli, la manifestazione internazionale che ogni anno, nel mese di aprile, si svolge a Castiglione del Lago, porta con sé tutto ciò e forse anche per questo riceve dal pubblico sempre maggiore apprezzamento e partecipazione. Dal Lago Trasimeno, è possibile ammirare un esercito pacifico di aquiloni, molti dei quali costruiti negli appositi laboratori allestiti per l’evento, e mongolfiere anche di produzione internazionale, che danzando nei cieli, rallegrano grandi e piccini.  La manifestazione rappresenta anche un appuntamento privilegiato per conoscere il Lago Trasimeno ed i suoi dintorni, la sua ricca enogastronomia  capace di coniugare terra ed acqua dolce, le sue manifestazioni e la sua offerta di attività e sport all’aria aperta.

Per sognare tra le nuvole, proponiamo la visione del video della manifestazione!

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IL MERCATO DELLE GAITE IN BEVAGNA

 

1250 – 1350: è questo il periodo storico nel quale vi troverete immersi se verrete a Bevagna alla fine di giugno di ogni anno.

E sarà facile pensare di essere stati catapultati in un passato lontano visto che ogni particolare, dalle luci delle vie, ai rumori degli attrezzi da lavoro delle botteghe di antichi mestieri, agli invitanti profumi delle taverne, insieme ai personaggi in tuniche e calzari, avranno la capacità di farci sentire parte di un medioevo ritrovato.
La fonte di tanta cura nel ricreare ambienti e abitudini fedeli alla vita quotidiana del XIV-XV secolo è lo Statuto cinquecentesco del Comune di Bevagna da cui sono attinte le preziose informazioni per la ricostruzione storica della vita politica, amministrativa, economica e sociale della città.
Era quella l’epoca in cui Bevagna era divisa in quattro quartieri, San Giorgio, San Giovanni, San Pietro e Santa Maria, denominati, appunto, Gaite: su questa si basava l’organizzazione amministrativa della città.

In occasione della manifestazione le Gaite competono tra loro nel riproporre una rievocazione storicamente fedele del ruolo che rivestiva in epoca medioevale.
Quattro sono gli ambiti oggetto della rivalità: la gara del mercato, la gara dei mestieri, la gara gastronomica, ispirata ad antiche ricette, e la gara sportiva di tiro con l’arco.
Il vincitore, giudicato per la sua attinenza storica da una commissione di esperti, riceve in dono il palio della vittoria.
Il mercato rappresenta un momento molto significativo: i banchi, con prodotti semplici, tipici o più elaborati, animano le strade, insieme all’attività riprodotta nelle botteghe dove oltre ad ammirare i personaggi intenti nelle antiche tecniche di lavoro, si possono trovare stoffe, carta, oggetti in cuoio, vimini, ferro battuto o rame, cordami, candele lavorate a mano, formaggio, pesce, pane caldo e focacce.
Il tutto in un’atmosfera gioviale e festosa, arricchita da momenti di approfondimento, da coreografie, momenti musicali e teatrali e di gioco.

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IL PALIO DEI TERZIERI A CITTA’ DELLA PIEVE

 

Dame e cavalieri, sbandieratori, taverne con antichi sapori, botteghe e mercati d’epoca, melodie rinascimentali e l’emozionante sfida con il tiro con l’arco: siamo a Città della Pieve, o meglio, per rimanere fedeli all’epoca evocata, a Castel della Pieve.
Si perché per dieci giorni, ogni anno ad agosto, un ricco programma di festeggiamenti anima le antiche vie della città: è il Palio dei Terzieri, rievocazione medioevale di grande suggestione.
I terzieri sono le tre parti in cui, dal lontano 1250 a seguito della sua sottomissione a Perugia, venne suddivisa Città della Pieve, con il suo impianto urbanistico che, allora come ora, richiama le fogge di un’aquila, rivolta minacciosamente verso Roma.
Ogni Terziere poi simboleggia una differente classe sociale: Terziere Castello o Classe dei Cavalieri (Aristocrazia e testa dell’aquila, colori verde e nero), Terziere Borgo Dentro (Borghesia e pancia dell’aquila, colori giallo e nero) e Terziere Casalino o Classe dei Pedoni (Contadini e ala dell’aquila, colori azzurro, bianco e rosso).

I simboli dei terzieri, il Castello medievale, il Pozzo del Casalino e la Rocca del Borgo Dentro, sono effigiati nello storico Pallium, lo splendido arazzo dipinto, opera del maestro pievese Antonio Marroni, raffigurante gli arcieri in omaggio al giudice della gara, il Maestro di campo: e proprio il Pallium è il conteso oggetto della sfida al tiro con l’arco, il momento di punta della rievocazione. I cavalieri, sfidandosi nell’arte del tiro con l’arco, richiamano abilmente l’antica Caccia del Toro, risalente al XV – XVI secolo: l’obiettivo è centrare sagome fissate su pedane mobili che rappresentano la razza dei tori chianini. Il 15 agosto segna il lancio della Sfida: il Pallium viene riconsegnato dal Terziere vincitore dell’ultima edizione al Podestà di Castel della Pieve, ed è conservato nella sede comunale da dove uscirà il giorno della Caccia del Toro, per figurare nel grande corteo storico preceduto dal gonfalone della città.

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ORTO BOTANICO PERUGIA MEDIOEVALE

In una città come Perugia, capace di armonizzare vicoli e palazzi storici con la modernità del Minimetrò, avveniristico mezzo di trasporto urbano sopraelevato, scopriamo un angolo di Medioevo ancora vivo nell’Orto Botanico, curato dalla Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Perugia, presso il complesso monumentale benedettino di San Pietro, in Borgo XX Giugno, area centralissima del capoluogo di provincia.
Nel 1996, infatti, fu inaugurata, all’interno dell’orto botanico della Facoltà, un’apposita sezione in cui scoprire le coltivazioni aromatiche, alimentari e salutari, le erbe mediche ed officinali, ricostruita, come era in passato, quale parte integrante dell’Abbazia. L’orto monastico aveva una forte valenza simbolica, tratto comune, ad esempio, all’arte del tempo che ricoprì una funzione non solo estetica, ma anche di veicolo di evangelizzazione, capace di trasmettere dottrina ai numerosi analfabeti. All’interno dell’orto monastico si trovavano oltre a piante utili, allegorie religiose, come l’acqua metafora di Cristo sorgente di vita eterna o l’Albero della Vita, raccontato dalla Genesi.
All’interno dell’orto medievale ricostruito, è quindi possibile oggi ripercorrere alcune tappe emblematiche del cammino spirituale e storico dell’umanità, si passa dal Giardino dell’Eden al peccato originale, dalla razionalità  al dominio, dalla creatività alla comunità, dalla religiosità alla cultura, dall’estetica alla santità. Se la visita dell’orto medievale permette di approfondire aspetti antropologici e culturali tipici dell’epoca, rappresenta anche un’occasione per gli appassionati di botanica di approcciarsi  alle varietà di specie utilizzate dagli stessi monaci. Passeggiare in questo ameno giardino darà l’impressione di tornare indietro nel tempo e, quasi, di scordarsi la frenetica routine fuori le sue mura. Di notevole interesse, inoltre, la porta e la strada pubblica medievali, racchiuse nel plesso.
Interessante, poi, è trascorrere del tempo nel più esteso orto botanico della Facoltà, in cui sono presenti, tra l’altro, un giardino alpino, uno zen ed un laghetto con piante ombrofile, nonché ammirare la splendida chiesa di S. Pietro annessa all’Abbazia sede di Agraria. A pochi metri di distanza, è possibile passeggiare nei Giardini del Frontone, storico spazio verde della città e, proseguendo verso Corso Cavour, merita una sosta l’imponente Chiesa di S. Domenico.

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Campo del Sole

Immagina uno specchio d’acqua, teatro di un’epica battaglia… Parliamo del Lago Trasimeno dove, nei pressi di Tuoro, ebbe luogo nel 217 a. C. un cruento scontro tra l’esercito romano e le truppe di Annibale, con la vittoria di quest’ultimo. Questo per raccontare lo scenario, ma in realtà vogliamo soffermarci sul lido di Punta Navaccia, in cui trionfa una moderna stonehenge, un complesso monumentale scultoreo a cui hanno contribuito ben 27 artisti di fama internazionale.
Nato nella seconda metà degli anni ’80, Campo del Sole è un giardino di “Totem”, alberi-colonna, immerso in un contesto naturalistico d’eccellenza, un museo all’aperto, in cui ogni elemento è stato pensato, creato e realizzato da artisti di altissimo livello, quali ad esempio Pietro Cascella, Cordelia Von den Stein e Mauro Berrettini, utilizzando la pietra serena, un’arenaria dal colore grigio – azzurro capace di virare su più calde tonalità rosate , estratta dalle cave locali.
Con quest’opera, si è voluto in qualche modo celebrare la scultura moderna, legandola però a forme primordiali di dialogo tra terra e cielo. L’ambiente suggestivo in cui è posta, rende ancora più piacevole la sua visita, in qualche modo obbligata per chi si reca a Tuoro, in quanto unica nel panorama artistico internazionale. Stupisce la creatività degli artisti che hanno saputo declinare il motivo scelto della colonna in varianti capaci di esprimere emozioni diverse.
Meritano apprezzamento anche la disposizione a spirale delle colonne, lo slancio verticale,i richiami triangolari, la tavola in pietra che rimanda al cosmo, la magica fusione tra elementi terreni, lacustri e astrali che, in una dimensione labirintica, Campo del Sole sa evocare.

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La foresta fossile di Dunarobba

Hai mai pensato di passeggiare in una foresta di milioni di anni fa? Questo è possibile nel sito paleontologico di Dunarobba, nel Comune di Avigliano Umbro, in provincia di Terni.
In un suggestivo paesaggio, puoi ammirare i resti fossili risalenti al Pliocene di un bosco di conifere. Particolarità ulteriore è che i circa 50 tronchi si sono conservati in posizione verticale, a causa di un graduale sprofondamento del terreno, consentendo così ai paleontologi di poter conoscere in modo approfondito le caratteristiche ambientali in cui sono vissuti questi affascinanti alberi, che molto probabilmente erano di dimensioni importanti, visto che il loro diametro può arrivare fino a 4 metri.
Questa imponente foresta ci racconta anche di un ampio lago, che molto probabilmente aveva la singolare forma di un’ipsilon rovesciata e che copriva gran parte dell’Umbria, a partire dall’odierna Alta Valle del Tevere, e di una vasta zona paludosa, in cui il clima era decisamente più caldo di quello attuale.
Numerose sono le attività didattiche, comprensive di esperienze di scavo, organizzate dal Centro di Paleontologia Vegetale della Foresta Fossile di Dunarobba e rivolte agli alunni della scuola primaria e secondaria inferiore e superiore. Si va dal Laboratorio di Paleontologia (Un giorno da Paleontologo) a quello di paleobotanica (Alla ricerca dei semi fossili), da quello di geologia (Classifichiamo le rocce) a quello di archeologia (Il lavoro dell’archeologo. Archeologia come scienza per ricostruire la storia),  sono possibili anche approfondimenti sulla biodiversità , sulla botanica, per conoscere i segreti delle piante, e sull’energia per un focus sugli idrocarburi e l’inquinamento.

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Eurochocolate

La dolce kermesse dedicata al “cibo degli dei” nasce a Perugia nel 1994 e da allora si impone come il più partecipato degli appuntamenti dedicati alla promozione della tradizione cioccolatiera italiana e internazionale, fonte d’ispirazione per iniziative sempre diverse ed allettanti. Ad ideare la kermesse, nell’ormai lontano 1982, è stato l’Architetto Eugenio Guarducci, attuale Presidente di Eurochocolate. L’annuale Festival della cioccolata si svolge in autunno, durante il mese di ottobre, quando riprendono a pieno ritmo i consumi del cioccolato ed anima con eventi, percorsi culturali, degustazione, performance, spettacoli le vie, le piazze e i luoghi d’arte e di tradizione del centro storico della città di Perugia. Una cornice ricca ed accogliente che rappresenta uno dei fattori di successo
 della manifestazione, insieme alla capacità di coinvolgere il pubblico a 360°, per una conoscenza completa del cioccolato in modo professionale e divertente. La forte crescita della kermesse sul territorio umbro ha spinto gli organizzatori, a partire dal 2000, a scegliere nuovi luoghi di grande pertinenza e legame con il mondo del cioccolato che potessero offrire spunti creativi e strategici sempre nuovi, dove esportare il format ormai di successo. Inizia così la tournée di Eurochocolate in tante città italiane: Torino, Roma, Napoli, Modica, Pisa, l’Aquila… Ma è Perugia che, nell’immaginario collettivo, è da sempre la “Città del Cioccolato” per eccellenza. In occasione di Eurochocolate, Perugia per nove giorni si trasforma in una grande cioccolateria all’open air, in armonia con l’architettura urbana che, unitamente all’evento, si propone come plus per aziende e golosi di tutto il mondo. Molteplici sono le iniziative che per nove giornate mantengono alta la ritmica della manifestazione sia per il pubblico che per i numerosi media che seguono l’evento. Tra queste meritano di essere ricordate:
-Chocolate Show: la sessione commerciale di Eurochocolate che vede il coinvolgimento di oltre 140 tra le più importanti firme del cioccolato italiano ed internazionale, un mega-store lungo le vie del centro storico di Perugia;
-Special Event: animazioni, musica, teatro e ovviamente cioccolato in quantità; appuntamenti che di anno in anno variano a seconda del tema conduttore di Eurochocolate. Alcuni appuntamenti ogni anno vengono riproposti nella stessa formula (cult events) come per esempio le “Sculture di Cioccolato” in piazza, che hanno contribuito a costruire il successo di Eurochocolate;
-Master & Courses: corsi amatoriali e professionali di degustazione e cucina a base di cacao per chi vuole approfondire l’interesse nei confronti della cultura dell’utilizzo del cioccolato in tutte le salse e l’interesse ad affinare i palati (Chocohouse Cooking, Chocohouse Sweet, Cioccolatomania, Master del cioccolato).

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Umbria Jazz

Il 23 agosto 1973 è la data del primo concerto della prima edizione di Umbria Jazz. Si ebbe un grande successo di pubblico, a dispetto di una promozione approssimativa. Inizialmente Umbria Jazz assunse una formula “itinerante” da una città all’altra, con concerti gratuiti (piazza del Popolo di Todi, piazza IV Novembre a Perugia, Villalago a Terni, il teatro romano a Gubbio, la fortezza dell’Albornoz a Spoleto, piazza San Francesco a Umbertide). Per il jazz, musica da club o tutt’al più da teatro, in ogni caso per piccoli spazi, è uno shock. Da allora, festival di questo tipo nascono in tutta Italia. Le città e le piazze dell’Umbria nei giorni di Umbria Jazz, si affollano. In alcuni casi anche i musicisti hanno avuto difficoltà nel raggiungere il luogo dove devono suonare; addirittura l’orchestra di Count Basie rimase bloccata nell’ingorgo degli spettatori. Dopo una breve pausa la manifestazione rinacque nel 1982 con molti cambiamenti fino a che nel 1985 nacque l’Associazione Umbria jazz, senza fine di lucro, che ha in gestione il marchio “Umbria Jazz”, di proprietà della Regione, che gestisce da allora il festival in ogni suo aspetto (formula, scelte artistiche, organizzazione, logistica, sponsorizzazioni). Il festival si svolge quasi tutto a Perugia, con alcuni concerti però tenuti a Terni, Narni, Orvieto, Foligno, Gubbio, Città di Castello e Assisi.

Dal 2003 i concerti si tengono presso l’arena del Santa Giuliana, con nomi quali Ornette Coleman, Van Morrison, Bobby McFerrin, gli Earth, Wind & Fire, James Brown e i Manhattan Transfer. Altri concerti si tengono al settecentesco Teatro del Pavone (Sarah Vaughan, 1984), al teatro comunale Morlacchi (Caetano Veloso), presso la duecentesca chiesa di San Francesco al Prato (Gil Evans, Carmen McRae, la Liberation music orchestra), all’oratorio filippino di Santa Cecilia, nella sala Podiani della Galleria nazionale dell’Umbria, nel duomo di Perugia (i cori Gospel), nella basilica di San Pietro (Jan Garbarek e Hilliard Ensemble per il progetto Officium) e nello stadio di calcio Renato Curi (Miles Davis nel 1984 e Sting nel 1987). Per i concerti gratuiti, si usano piazza IV Novembre e i giardini Carducci. Nel ventennio che parte dall’edizione del 1982 si aggiunge qualche divagazione nei territori del rock e del blues e della canzone brasiliana, con una maggiore attenzione al jazz italiano. Le scelte artistiche si dividono in due filoni: da un lato il jazz ortodosso e dall’altro la musica nera (blues, gospel, soul, zydeco, marching band, rhythm ‘n’ blues) con vari sconfinamenti nel pop-rock, per un pubblico generalista. In tale ottica vanno viste anche le esibizioni di personaggi come Elton John, Carlos Santana, James Brown, Donna Summer, Eric Clapton, Earth, Wind & Fire, Simply Red.

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Corsa dei Ceri

La Corsa dei Ceri è tra le più antiche manifestazioni folcloristiche italiane. Parlare della storia della Festa dei Ceri non è facile.

È tra le più antiche, se non in assoluto la più remota, manifestazione folcloristica italiana. La Festa ebbe ed ha tuttora un ruolo fondamentale per la comunità eugubina. Sono due le ipotesi sulla sua nascita: una religiosa e l’altra pagana. La prima ipotesi, largamente documentata, presenta la Festa come solenne atto ispirato a devozione degli eugubini al loro Vescovo Ubaldo Baldassini, dal maggio 1160, anno della sua morte. Da allora, ogni 15 maggio, giorno della vigilia del lutto, l’offerta devozionale al Santo Patrono divenne un appuntamento fisso per il popolo eugubino, che avrebbe partecipato, in mistica processione, ad una grande “Luminaria” di candelotti di cera, percorrendo le vie della città fino al Monte Ingino (dove dall’11 settembre 1194 riposa il corpo di S. Ubaldo nell’omonima Basilica). I candelotti di cera, offerti dalle corporazioni di Arti e Mestieri, probabilmente divennero nel tempo tanto consistenti da renderne difficoltoso il trasporto e furono sostituiti verso la fine del ‘500 con tre strutture di legno, agili e moderne, che – più volte ricostruite – sono, nella loro forma originaria, arrivate fino ai nostri giorni. Sono rimasti invariati nel tempo anche la data e quasi la totalità del percorso della festa. La seconda ipotesi, poco documentata, propende per la rievocazione antichissima della festa pagana in onore di Cerere, dea delle messi, arrivando a noi attraverso le glorie comunali e le signorie rinascimentali, il dominio pontificio e le lotte risorgimentali.

LA CORSA
Dopo la benedizione del Vescovo inizia la tanto attesa corsa, fremente, impetuosa, drammatica come poche al mondo. Ceraioli e popolo sono tutt’uno nell’esaltazione di quei primi momenti in cui Capitani, Alfiere e Trombettiere a cavallo precedono al galoppo i Ceri. I Capitani dell’anno precedente danno il “via”. La folla esulta, irrompe in un grido corale, compatto, “Via ch’eccoli”. Si apre la marea colorata, come per incanto, per consentire il passaggio dei Ceri in corsa, ben piantati sulle robuste spalle dei ceraioli.
La corsa si snoda per le strette vie medievali, i Ceri oscillano paurosamente, sfiorando e spesso toccando mura e finestre. Con grande abilità e anni di esperienza i ceraioli si danno il cambio in corsa; riescono a prevenire incidenti gravi, pur scivolando e spesso cadendo soprattutto in caso di pioggia. È una prova di grande forza e abilità quella di far correre il Cero il più possibile in verticale evitando “cadute” e “pendute”. Questa è la vittoria, tenendo conto che non esiste il sorpasso e che i Ceri arrivano in cima al monte nello stesso ordine con cui sono partiti: Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio. Il percorso che coprono i Ceri in corsa è di circa 4 chilometri e 300 metri, partendo dall’Alzatella fino alla Basilica in cima al Monte.

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