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PREMIO REGIONALE “ORO VERDE DELL’UMBRIA” XXI EDIZIONE

 

Al via la XXI edizione del concorso regionale “Oro Verde dell’Umbria”, il premio che promuove la valorizzazione degli oli extravergini di oliva a denominazione di origine e premia gli oli d’eccellenza prodotti in Umbria.

Le imprese olivicole interessate alla partecipazione possono iscriversi fino al 4 febbraio 2021 attraverso la piattaforma www.planbweb.it/ercoleolivario sezione Oro Verde tramite mail a promocamera@pg.camcom.it . 

Si ricorda che il Concorso Regionale seleziona gli oli che parteciperanno alle finali del Concorso Nazionale “ERCOLE OLIVARIO” .

Questa la documentazione della XXI edizione del concorso regionale “Oro Verde dell’Umbria”:

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Per informazioni contattare la Segreteria scrivendo a promocamera@pg.camcom.it .

 

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FESTA DEI BARBARI DI CASTEL RIGONE (PG)

La manifestazione, che ha luogo il primo fine settimana di agosto, celebra le origini “ostrogote” del piccolo borgo secondo cui nel 543 d.C., l’ostrogoto Arrigo (o Rigone, luogotenente di Totila detto “l’immortale”), usò questo come base operativa per mantenere l’assedio alla città di Perugia. La rievocazione storica con i costumi tipici dell’epoca e la riproposizione degli antichi mestieri sono tra gli ingredienti della manifestazione: duelli, musica antica, mercati che mettono in vendita oggetti evocativi del mondo barbaro, giochi e la possibilità di degustare un “menu barbaro”, con i cibi ispirati a quelli che si presume venissero consumati nell’accampamento. Originali le orde di barbari: uomini, donne e bambini, che passeggiano per il paese intrecciando dialoghi, riproponendo scene di vita quotidiana, cimentandosi in duelli e allietando il pubblico con concerti.

 

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IL GRIFO DI PERUGIA

Passeggiando per le vie di Perugia è facile incontrare, sotto varie forme, il Grifo, lo stemma cittadino, che raffigura appunto la creatura leggendaria per metà leone e per metà aquila.

La tradizione racconta che furono gli etruschi, antico popolo presente anche in terra umbra, a portare il grifo in Italia: il suo mito si ritrova infatti raffigurato su urne, sarcofagi e bassorilievi rinvenuti nei reperti.

Questo simbolo venne poi assunto dal Comune di Perugia sin dal Medioevo, tramite i membri delle Corporazioni delle Arti e dei Mestieri che avevano il consenso a farne uso nei loro stemmi.

Racconti favolosi narrano poi che nelle campagne tra Perugia e Narni scorrazzasse un grifo che facesse incetta di animali domestici, con grave danno per tutti gli abitanti. Le due comunità, mettendo da parte le antiche rivalità, iniziarono una vera e propria caccia, per liberarsi del temuto incursore.

La bestia venne catturata, e i due gruppi di contendenti presero ciascuno una parte del grifo come trofeo: lo stemma di Perugia è il grifo bianco, cioè la pelle, in campo rosso, mentre lo stemma di Narni è il grifo rosso, cioè il corpo scuoiato, in campo bianco.

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IL RICAMO DI PIETRA DEL DUOMO DI ORVIETO

 

 

“La meravigliosa facciata del Duomo di Orvieto è il ricamo di pietra al quale si ispirano le artiste del merletto orvietano.Il rosone è l’occhio che dà vita alla cattedrale.

E non ha eguali in nessuna chiesa d’Europa: al contrario di tutti gli altri templi ha infatti 22 raggi. Le membrature e i motivi ornamentali ogivi sono disposti in doppio giro, intorno alla testa del Redentore.

È opera del fiorentino Andrea di Cione, detto l’Orcagna, che lo realizzò tra il 1354 e il 1380. Ma forse la rosa iscritta in due cornici quadrate fu pensata da Andrea Pisano.

Di sicuro, tanta bellezza colpì Raffaello, che riprodusse i 22 raggi del rosone orvietano nel celebre affresco L’incendio di Borgo dipinto nel 1514 in una delle Stanze Vaticane.”

 

Tratto dalla pubblicazione della Camera di Commercio di PerugiaUmbria delle mie trame” testi a cura di Federico Fioravanti

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LE TOVAGLIE PERUGINE E CATERINA DE’ MEDICI

Nei corredi delle signore dell’aristocrazia europea non potevano mancare i tessuti dell’Umbria, icona di un gusto ormai consolidato.

Non stupisce quindi trovare la citazione delle “tovaglie e pannili perugini” nell’inventario della dote che Caterina de’ Medici portò con sé quando andò in sposa al re di Francia Enrico II. La regina fiorentina adorava ricamare, tanto che si diceva lo facesse anche durante gli incontri politici di alto livello. Al suo nome è legato quel Punto Madama riscoperto centinaia di anni dopo, come specifico della tradizione regionale.

TRATTO DALLA PUBBLICAZIONE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI PERUGIA, “UMBRIA DELLE MIE TRAME. Tessuti, merletti e ricami: gli itinerari dell’alto artigianato artistico”, testi a cura di Federico Fioravanti

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Il “saper fare” si impara

 

“… Il Museo della Canapa di Sant’Anatolia di Narco, un museo vivo. Nel quale le testimonianze, i saperi ricevuti in eredità e le competenze si trasmettono. Così le persone si incontrano e si sperimenta un “saper fare”.

Alla fine della visita si può anche portare via un prodotto realizzato con le proprie mani. Ma soprattutto si vede tessere, su telai manuali a leve frontali o a pedali.

E la visita guidata diventa esperienza pratica. Oltre a reintrodurre e a dare nuova vita a tecniche e conoscenze che altrimenti sarebbero andate perdute, il museo rilegge e reinterpreta l’uso della canapa, attraverso i corsi di tessitura rivolti sia agli adulti che ai bambini.

E apre nuove strade artigiane, di grande rilievo anche dal punto di vista socio-economico.”

TRATTO DALLA PUBBLICAZIONE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI PERUGIA, “UMBRIA DELLE MIE TRAME. Tessuti, merletti e ricami: gli itinerari dell’alto artigianato artistico”, testi a cura di Federico Fioravanti

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Il re dei costumi

“… Nel Museo del Costume e del Tessuto Antico  di Spoleto c’è un re dei costumi da scoprire: Enrico Sabbatini.

Nacque a Spoleto nel 1932. Morì in Marocco nel 1998, in un incidente stradale mentre lavorara alla fiction tv “Cleopatra”.

Iniziò vestendo Sofia Loren in “C’era una volta…” di Francesco Rosi. Poi un lungo elenco di celebri film: “Amanti” e “I Girasoli” di De Sica; “In nome del popolo italiano” di Risi; “Sacco e Vanzetti” e “Giordano Bruno” di Montaldo; “Mosè” di De Bosio e il “Gesù” di Zeffirelli. Collaborò con Rosi anche in “Cadaveri eccellenti” e “Cristo si è fermato a Eboli”. E con Scola in “Una giornata particolare”. Per Young lavorò a “Linea di sangue” e per Annaud a “Sette anni in Tibet”.

“Mission” di Roland Joffé, gli valse la nomination all’Oscar nel 1986.”

TRATTO DALLA PUBBLICAZIONE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI PERUGIA, “UMBRIA DELLE MIE TRAME. Tessuti, merletti e ricami: gli itinerari dell’alto artigianato artistico”, testi a cura di Federico Fioravanti

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La leggendaria collezione di merletti di Arnaldo Caprai

“… Di virtuale c’è l’esposizione. Trine, ricami, libri, macchine, utensili e accessori sono reali, in entrambe le accezioni del termine: concreti e degni di appartenere a un regnante. E Arnaldo Caprai, uno dei grandi capitani dell’industria dell’Umbria, può essere ben definito il re dei merletti.

La sua raccolta conta oltre 25.000 pezzi. La più importante collezione museale privata delle arti tessili esistente al mondo. Una collezione da visitare prima di tutto on-line come, dove e quando fa più comodo su www.museocaprai.it. Per soffermarsi con calma non solo su pizzi e bordure (oltre cinque secoli di storia dal Rinascimento fino alla prima metà del Novecento), ma anche su settori quali filatelia e numismatica e su creazioni frutto dell’indissolubile legame fra cultura e artigianato artistico. Come i trenta meravigliosi rosoni di pietra delle più celebri chiese sparse in tutto il mondo che la Caprai ha realizzato in merletto: da Assisi a Milano, da Vienna a Colonia, fino a Chartres, Valencia e New York.

La continua ricerca di nuove forme divulgative della propria Collezione ha portato l’azienda Caprai ad avvalersi, al passo con i tempi, delle più evolute tecnologie, conservando il rigore scientifico che da sempre l’ha contraddistinta. Dopo il Museo Virtuale delle Arti Tessili con le sue 14 stanze dedicate alla storia del merletto, oggi la collezione è presentata attraverso una mostra virtuale, ambientata in una delle dimore storiche più belle dell’Umbria. Dal titolo “Tradizioni di matrimonio e d’amore”, la mostra racconta sentimenti e passioni di ogni tempo attraverso ventagli, fazzoletti, bordure, doni d’amore e gioielli, in un viaggio che coinvolge città e personaggi che hanno fatto la storia del merletto e del costume.

Un museo dove c’è spazio per tutto. Dalle godibili note di approfondimento alle curiosità, che arricchiscono l’esplorazione con aneddoti e racconti particolari.

Usanze legate alle straordinarie vicende di tante merlettaie.

Una di loro maneggiava i fuselli a velocità sorprendente e la sera, davanti al lume, poneva una bottiglia piena d’acqua per concentrare la tenue luce sul lavoro come una lente d’ingrandimento. Richieste bizzarre: Luigi XIV, che avrebbe mandato un commesso a Venezia con l’incarico di farsi realizzare un collo da eseguire ad ago con finissimi capelli bianchi, per indossarlo il giorno dell’incoronazione. E leggende romantiche, come quella della giovane merlettaia che ricevette in dono da un marinaio un ramo di corallo e, colpita da tanta bellezza, pensò di riprodurlo nei suoi lavori ad ago, creando la tecnica del Punto Corallo. O aforismi snob, fra i quali quello di Madame de Stael, capace di distinguere da un movimento del ventaglio, sempre e rigorosamente di pizzo, la principessa dalla contessa oppure la marchesa dalla popolana. C’è anche un’arca di filo nel museo: una selezione di lavori che rivelano ed evidenziano, grazie ad un sofisticato sistema di rendering, figure zoomorfe simboliche, allegoriche e mitologiche. Finestre aperte su dimensioni parallele tutte da sognare.

Ma il Museo delle Arti Tessili di Arnaldo Caprai è soprattutto un mezzo virtuale che fornisce testimonianze tangibili: l’enorme patrimonio culturale, lo splendore dell’arte tessile e l’amore di un collezionista. Cuciti insieme, a confezionare un intrigante e affascinante mondo fatto di merletto. “

TRATTO DALLA PUBBLICAZIONE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI PERUGIA, “UMBRIA DELLE MIE TRAME. Tessuti, merletti e ricami: gli itinerari dell’alto artigianato artistico”, testi a cura di Federico Fioravanti

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Un concorso per ricamare l’Umbria

“… Arte e ambiente sono gli elementi che qualificano l’Umbria.

Ricarmarli, un’ammirevole iniziativa della Scuola di Ricamo di Valtopina. Il concorso “Ricamare l’Umbria”, nato per valorizzare e promuovere la divulgazione dei tesori della regione, ha proposto negli anni tematiche diverse: l’olio, il vino, il grano, il Medioevo con i suoi rosoni e portali, la ceramica, l’arte lignea, l’ambiente dei suoi parchi, senza dimenticare San Francesco e i suoi Fioretti, Giotto e i suoi colori, il medico Castore Durante e il suo erbario.

In una sfida di fantasia e perizia tecnica, le partecipanti, ispirate dalla tradizione iconografica, realizzano opere attuali di grande artigianato artistico, che vanno ad arricchire il fondo moderno del Museo del Ricamo di Valtopina.”

TRATTO DALLA PUBBLICAZIONE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI PERUGIA, “UMBRIA DELLE MIE TRAME. Tessuti, merletti e ricami: gli itinerari dell’alto artigianato artistico”, testi a cura di Federico Fioravanti

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LA FESTA DI SANT’ANTONIO A SANTA MARIA DEGLI ANGELI

A Santa Maria degli Angeli (Assisi) la festa religiosa di Sant’Antonio Abate, che cade il 17 di gennaio, è stata sempre particolarmente sentita. La tradizione prevede che venga celebrata la domenica successiva al giorno dedicato, con una processione, la benedizione degli animali e la distribuzione del pane benedetto, il cosiddetto Piatto di Sant’Antonio.

L’origine di questa tradizione viene ricondotta al fatto che a Santa Maria degli Angeli, via di transito dei postiglioni postali tra Firenze e Roma, vi era la stazione per il cambio dei cavalli. Dopo il 1860 scoppiò una grave epidemia, che colpì in modo particolare i cavalli di dette scuderie. I padroni preoccupati, si rivolsero fiduciosi a Sant’Antonio Abate, protettore delle bestie, pregando i religiosi della Porziuncola di fare un triduo in onore del Santo, di cui in quei giorni ricorreva la festa.

Ottenuta la grazia con la fine del morbo e scongiurato il pericolo della morte dei cavalli, in ringraziamento al Santo fu celebrata con grande solennità quell’anno la sua festa, fu fatta la processione per le vie del paese e fu distribuito un pranzo ai poveri, che prese la denominazione di “Piatto di Sant’Antonio”.