caterina-de-medici

Un punto per la Madama

“… Dicono che Caterina de’ Medici avesse splendide mani.

Di certo le utilizzò, insieme al suo spiccato senso artistico, per dedicarsi alla preziosa arte del ricamo, in cui è ricordata come un’innovatrice.

Si deve a lei un punto armonioso, semplice e di grande effetto, che riproduce fogliame, grottesche e composizioni geometriche simili a quelle del Punto Assisi, ma su un supporto e con punti differenti.

L’Accademia Punto Assisi lo ripropone nel rispetto della tecnica originale, ricavata da esemplari autentici di manufatti ricamati a Punto Madama Caterina de’ Medici e conservati a Parigi.

Il tessuto è una tela rada detta Buratto, trapunta con cotone morbido e spesso.

Il tipico ornato, l’originalità dei motivi e la finezza degli accostamenti ne fanno un prodotto artigianale di grande pregio, che l’Accademia divulga con corsi e lezioni parallele a quelle dedicate al Punto Assisi.”

TRATTO DALLA PUBBLICAZIONE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI PERUGIA, “UMBRIA DELLE MIE TRAME. Tessuti, merletti e ricami: gli itinerari dell’alto artigianato artistico”, testi a cura di Federico Fioravanti

tovaglie-perugine-copia

LE TOVAGLIE PERUGINE

 

“Il punto di forza della grande tradizione tessile medievale umbra erano le celebri Tovaglie Perugine: stoffe con fondo bianco, a occhio di pernice o spina di pesce bassa, con fasce colorate in blu e in qualche rarissimo caso anche in color ruggine.

La pianta da blu, il guado, ha origini antichissime. Per almeno cinque secoli, dal Duecento al Seicento, fu coltivato in Valtiberina, soprattutto nell’area intorno a Sansepolcro.

L’originale disegno delle tovaglie ricorda il moto ondoso dell’acqua. I perugini, nel loro dialetto, chiamarono quella figura stilizzata “belige”, per indicare il movimento a bilancia che durante la tessitura facevano i pedali degli antichi telai. Gli ornamenti, concentrati a fasce orizzontali sui lati minori del tessuto, si ottenevano grazie a trame supplementari di cotone bambagioso oppure di misto lino.

Le tovaglie cominciarono ad essere utilizzate nelle chiese medievali del centro Italia soprattutto per abbellire gli altari. Poi, dopo il Quattrocento, l’uso si diffuse tra i nobili e nelle famiglie più ricche, in Toscana, nelle Marche, in ampie zone del centro Italia ma perfino nel nord Europa, in Trentino, in Friuli, nella Carnia e in Sicilia, dove una clientela colta e raffinata ne fece, per almeno due secoli, una sorta di “status symbol” delle classi dominanti.

Così diventarono parte integrante dei corredi. E via via si trasformarono in asciugamani, utili sia per gli usi sacri che per quelli profani, oppure in tende, cuscini e scialli da testa e per le spalle. Qualche volta i tessuti venivano arrotolati per servire da appoggio alle ceste che si portavano sulla testa. Ma secondo le occasioni, fungevano anche da cintura, sacca, bisaccia, stendardo o premio da assegnare nei tornei cavallereschi.”

TRATTO DALLA PUBBLICAZIONE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI PERUGIA, “UMBRIA DELLE MIE TRAME. Tessuti, merletti e ricami: gli itinerari dell’alto artigianato artistico”, testi a cura di Federico Fioravanti

copertina-ridimensionata-umbria-delle-mie-trame

UMBRIA DELLE MIE TRAME

L’arte della tessitura, del ricamo e del merletto da centinaia di anni è parte imprescindibile della storia dell’Umbria e la raccontano quanto il paesaggio, l’arte, la natura e l’enogastronomia .

I saperi incrociati e le abilità manuali, sedimentati nei secoli, si sposano ogni giorno con l’intuizione e con la grazia naturale che nasce dall’“intelligenza delle mani”.

Un giacimento di bellezza che nasce dal territorio, dalla cultura e dall’anima di un popolo.

Questa pubblicazione nasce con lo scopo preciso di rendere a disposizione di un pubblico più vasto dei soli “addetti ai lavori” una straordinaria ricchezza, disseminata in tante aree della regione e tramandata di generazione in generazione nelle scuole, negli atelier, nei laboratori e nelle botteghe artigiane.

Umbria delle mie trame

punto-assisi-particolare

UNA SANTA E UN RICAMO

In Umbria,la tradizione per il ricamo sembra risalire alla laboriosità di Santa Chiara d’Assisi (1193/1194 – 1253), la quale completava con il lavoro manuale la sua intensa vita contemplativa, condita – seguendo l’esempio di San Francesco – da “madonna  povertà”. Nasce, così, nei conventi, la tradizione di tessere e ricamare paramenti e tovaglie sacri con delicati decori, di mistica ispirazione. La stessa Santa Jacopa, fondatrice del Terzo Ordine francescano, si distinse per la creazione di rosoni azzurri ricamati con cura e dedizione. Dai conventi, furono formate molte giovani, pur senza  vocazione religiosa, che  portarono come dote di spose la loro abilità nelle arti femminili del tessere e ricamare, insieme alla passione per il lavoro. A partire dal XV secolo, poi, il ricamo divenne per le nobili dame un segno distintivo del loro status sociale, per cui i fregi ricamati andarono ad arricchire abiti, tappezzeria e biancheria della casa. Grazie al contributo delle donne patrizie, nel corso del tempo, la tecnica di ricamo utilizzata ad Assisi venne conosciuta non solo in Italia, ma anche all’estero e venne identificata con il nome di Punto Assisi, che si affermò definitivamente a partire dal XIX secolo, grazie alla nascita di centri di avviamento al lavoro dedicati.
Tra le caratteristiche del Punto Assisi, di media difficoltà per chi si volesse cimentarsi in questa tecnica, ricordiamo che va realizzato con fili non troppo sottili, ma di spessore quanto più simile a quello dei fili della tela di lino naturale. I colori tradizionali del ricamo sono celeste, azzurro e blu scuro, rosso scuro, rosso vivo contornato di nero, marrone e ruggine, che ben si armonizzano con l’ecru della base. La bravura della ricamatrice consiste nel realizzare  il rovescio del lavoro identico al diritto e nel rispettare, per i vari componenti del motivo, la distanza in punti di tre fili ciascuno sia nel senso della lunghezza che in quello della larghezza, al fine di assicurare la perfetta regolarità dell’esecuzione del punto croce. La tela si rifinisce in genere con il  punto quadro e con l’orlino frullato, cioè un sottile cordoncino attorcigliato strettamente tra il pollice e l’indice.

 

 

merlettaie

Museo Virtuale delle Arti Tessili

Nel 2007, con la creazione di un apposito Centro Studi e Ricerche di supporto, nasce il Museo Virtuale delle Arti Tessili “Arnaldo Caprai”, con lo scopo di valorizzare una tipologia artigianale, quale quella del merletto e dei ricami, che in Umbria vanta un’antica tradizione. Tali arti, con punte di innovazione, sono tornate a fiorire a partire dagli anni ’80 e contribuiscono a rendere grande il nome dell’Umbria, anche a livello internazionale.

Il museo virtuale permette la visita di quattordici “stanze”, divise per epoche storiche, a partire dal XV secolo fino al XX, e contengono circa 22.000 opere d’arte di ricami e merletti. Per gli appassionati del genere, ma anche per gli storici e per chi lavora nel settore, sarà molto gradita la visita del museo  http://www.museocaprai.it/ita/index.php .

Interessantissime, inoltre, la sezione dedicata alle tecniche di lavorazione, con tanto di video e bibliografia per approfondimenti, e quella sulle curiosità, la quale abbraccia tematiche come il corredo, l’introduzione del merletto e l’arte del ricevere.

merletto

Ricami, pizzi e merletti…che passione!

 

Ricami, pizzi e merletti sono da tempi immemorabili passione di tutte le donne che amano arredare con gusto la propria casa, senza considerare l’alto valore che, nella moda del passato, apportavano nel guardaroba femminile. In Umbria, si spazia da pizzi e merletti di finissima fattura, a nobili ricami dai colori raffinati e a tessiture dal gusto rustico ma moderno, come quelle di Montefalco.
A partire dal Medioevo, nel cuore verde d’Italia, si tramanda una viva tradizione di ricamo, con anedotti risalenti anche ad illustri personaggi, quali, ad esempio, Santa Chiara per il punto Assisi o Caterina de’ Medici, la quale portò alla sua corte e poi in Francia il punto Madama, appreso dalle ricamatrici umbre.
Pochi lo sanno, ma la cittadina di Deruta, nota al mondo per le sue favolose ceramiche,a sua volta, ha dato vita a due tipologie di ricamo , il primo, denominato “Deruta Antico” risalente al XIII secolo, mentre il secondo “ Deruta Moderno”, risalente al XX secolo, riproduce su tela gli splendidi decori degli abili ceramisti.
Si pensa che il filet a modano sia originario di San Feliciano, località rivierasca del Comune di Magione, prodotto grazie all’abilità sviluppata dalle rammendatrici delle reti da pesca, principale risorsa economica locale dei tempi passati. Famoso, sempre nell’area del Trasimeno, il pizzo Irlanda, che prevede una pregiata lavorazione ad uncinetto, e l’Ars Panicalensis di ricamo su tulle.
Degne di nota sono anche le tessiture manuale che si realizzano tuttora a Perugia – famosa in epoca medievale per le tovaglie denominate “perugine”, utilizzate come tovaglie d’altare nelle chiese, rappresentanti figure geometriche e zoomorfe in turchese, rosso e marrone – e nell’Alta Valle (non solo tovaglie, ma anche arazzi e tappeti), nonché i tovagliati ed i  merletti dell’area dell’orvietano.
Per tutte le appassionate, ma anche per gli appassionati di queste arti mirabili, si consiglia una visita al Museo del Tulle di Panicale, al Museo del Merletto dell’Isola Maggiore  a Tuoro sul Trasimeno ed alla Collezione Tessile di Tela Umbra di Città di Castello.