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POLENTA CON BIRRA, FUNGHI E SALSICCIA

Ingr.: 500 g di farina di granoturco, 1,5 litri d’acqua, 1/2  litro di birra artigianale umbra doppio malto, 300 g di funghi champignon, 3 salsicce, 3 cucchiai di olio extravergine di oliva, 100 g di pecorino romano grattugiato, sale, pepe.

Ponete in un tegame l’olio, la salsiccia sbriciolata, i funghi a pezzetti piccoli, salate e pepate e lasciate cuocere per circa dieci minuti.

Mettete in una pentola l’acqua e la birra artigianale umbra, portate quasi ad ebollizione, salate e aggiungete la farina di granoturco a pioggia mescolando velocemente con una frusta.

A pochi minuti dalla fine della cottura aggiungete alla polenta i funghi e la salsiccia, amalgamate bene e servite la polenta irrorando con  un filo d’olio e spolverizzando con il pecorino grattugiato.

 

Ricetta a cura di Silvana Andreani

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L’Umbria della Birra – Pubblicazione

Se Umbra è meglio.….di birra artigianale si parla sempre di più e sempre di più sta imponendosi anche come prodotto caratterizzante il nostro territorio.

Ed allora ecco una rassegna di birrifici artigianali che proprio in Umbria nascono e dalle tipicità dell’Umbria prendono spunto per caratterizzarne il gusto.

La pubblicazione “L’Umbria della Birra” è promossa dalla Camera di Commercio di Perugia ed è scaricabile qui L’Umbria della Birra_Web

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L’antipasto umbro

Uno degli antipasti più tipici della tradizione umbra, servito in genere nelle trattorie e nelle osterie, è la “torta al testo con erba e salsicce”.

Si tratta di una sorta di focaccia preparata con acqua, farina e sale.Viene cotta sopra un “testo”,un disco in pietra arroventato sul fuoco.

Una volta cotta viene spaccata e riempita con salsicce di maiale alla brace ed erbe di campo ripassate in padella.

Questo piatto viene spesso accompagnato da salumi assortiti e dal paté di fegatini di pollo.

Tratto dalla pubblicazione della Camera di Commercio di Perugia “L’Umbria delle Carni” .

 

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Quattro amici al bar con Arcibaldo, in fuga da Petronilla

“Rimanendo sempre in un contesto di cartoons americani, come non ricordare Arcibaldo, marito irascibile della snobbissima Petronilla, che, nelle omonime strisce degli Anni ’20 si ingegnava in tutti i modi per evadere dai vituperati ricevimenti al circolo del golf per concedersi un buon boccale di birra nella fumosa, rassicurante, sala biliardo della sua gioventù con gli amici di sempre? Uno scenario che, sebbene riproposto in chiave più moderna, rispecchia l’habitat ideale del “mitico” Homer Simpson di Matt Groening che, quando non la trangugia in casa, sdraiato comodamente in mutande davanti alla tv, raggiunge la sua bislacca combriccola di amici al Moe’s Bar per una pinta in compagnia.

Senza voler nulla togliere a tanti altri estimatori “a strisce” della bionda bevanda, però, la palma quale miglior bevitore a fumetti di ogni tempo si assegna, e non potrebbe essere altrimenti, all’intramontabile Andy Capp, eroe dei comics d’oltremanica nato dalla fantasia di Reg Smythe che, come la maggioranza dei sudditi di Sua Maestà Britannica, ha uno stomaco capace e, più che per le donne, una vera e propria passione per la birra bionda, rossa, scura che sia. Il suo motto? «Sono le tre, il bar è aperto!».”

Da www.assobirra.it

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Cinghiale e “cervogia”: eccoci nella Gallia guerresca di Obelix

“I fumetti e la birra: un legame davvero imprescindibile se si pensa che tutta la storia di fumetti e cartoni animati, fin dagli albori è stata costellata di numerosi eroi e personaggi irresistibilmente attirati dalla schiumosa bevanda. Si può dire che, proprio per le sue qualità innate di “bevanda universale”, la birra sia davvero la prediletta del regno di Cartoonia e nella dimensione senza tempo del fumetto. E’ di casa, infatti, nell’Età della Pietra di B.C. come nella sonnolenta Springfield dei Simpson, nella Gallia degli “irriducibili” Asterix e Obelix come nel polveroso Far West di Tex Willer, nelle esotiche ambientazioni tipiche del fascinoso Corto Maltese o nella grigia periferia inglese dell’intramontabile Andy Capp.

Cosa sarebbero, infatti, senza la birra, o per dirla alla maniera degli antichi Bretoni “cervogia”, i succulenti banchetti a base di cinghiale con cui Asterix e Obelix (partoriti negli Anni Sessanta dalle fervide chine di Goscinny e Uderzo) festeggiano le vittoriose scorribande contro il Cesare invasore? E potrebbe mai ristorarsi meglio il bonelliano Tex Willer, eroe di casa nostra le cui avventure sono ambientate nel selvaggio West, di ritorno da una snervante cavalcata nelle infuocate praterie del West? Chi non ricorda la sua classica ordinazione: “bistecca e birra a volontà”.

Anche nel piccolo, militaresco mondo di Beetle Bailey, soldatino scansafatiche e non troppo convinto disegnato dall’americano Mort Walker per mettere in ridicolo i tanti difetti dell’US Army, la birra è la principale attrattiva nelle serate di libera uscita. Il Sergente Snorkel, persecutore per antonomasia del povero Beetle, non disdegna di collezionarne un numero impressionante di lattine…”

da www.assobirra.it

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Il classico “boccale”, usato impropriamente per tutte le birre

E… il classico – e forse un po’ inflazionato – boccale? Lo si utilizza solamente per le lager bavaresi: è un contenitore che non offre particolari pregi se non quello di essere pratico per il fatto di possedere un manico e, soprattutto, di essere resistente agli urti. Logico dunque che trovi il suo ambito naturale in allegre e movimentate kermesse sullo stile dell’Oktoberfest. Il tipico boccale tedesco ha la capienza di un litro e la superficie esterna sagomata per essere impugnato più facilmente.

Un ultimissimo avvertimento pratico:è sempre consigliabile bagnare le pareti del bicchiere prima di versarvi la birra, in modo da diminuire l’attrito e consentire una corretta formazione di schiuma.

da www.assobirra.it

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La birra a 35 millimetri, da Full Monty ai Blues Brothers

“E il cinema? Dall’Uomo tranquillo di John Ford ai movimentati musical di Minnelli, dal recente, fortunatissimo Full Monty agli Altman di stampo on the road o western rivisitato (I compari, Gang); dagli irresistibili Blues Brothers bersagliati di boccali e bottiglie vuoti e protetti da una rete metallica mentre suonano country&western, naturalmente per conto di dio, in un locale dell’estrema periferia dell’America, al quasi altrettanto mitico e divertente I due nemici (sì, proprio quello di Sordi e Niven, dove si favoleggia di una scollacciata birreria dove le cameriere servivano pinte con “solo un grembiulino addosso”), la birra a 35 millimetri scorre da sempre a fiumi.

Persino senza scomodare il filone tutto tedesco dei “maledetti” fassbinderiani, o quello comico-popolare dei Louis de Funes o dei Mickey Rooney vagamente brilli…

Un’ultima indicazione: sono qualche decina i film in cui la parola “birra” compare nel titolo originale. Si va da cose come The fatal glass of beer (di Tod Browning, l’autore “cult” di Freaks, 1916) allo scanzonato e recente Pizza, birra y faso dei quasi almodovariani d’Argentina Caltano & Stagnaro.

Insomma, per dirla alla Frank Zappa, mai dimenticato genio del rock: “un Paese è veramente un Paese quando ha una compagnia aerea e una birra… e alla fine è di una bella birra che si ha più bisogno…”.”

da www.assobirra.it

 

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“Il birraio di Preston” ce lo racconta Andrea Camilleri

“Anche una signora d’età (il libro è stato scritto quando aveva ottant’anni, ed è considerato il suo capolavoro), come Penelope Fitzgerald, nel suo Fiore Azzurro, la “vera” storia del poeta Novalis, tributa alla birra un passo delizioso, con tanto di ricetta di “zuppa tiepida”. E Andrea Camilleri, il più grande top seller italiano degli ultimi lustri, pure lui immaginatore di indagini al sapor di buona cucina, consegna il suo omaggio alla birra con la ammiccante ripresa (dal libretto di Francesco Guidi, il melodramma è di Luigi Ricci) del Birraio di Preston, che dà il titolo ad uno dei suoi migliori successi.

Del resto, come sorprendersi? Tra i cantori della birra, il palmarès annovera, in letteratura, super calibri come Dickens, Johnson, Shakespeare (più volte e in più passi), Dylan Thomas, Heine (che scrisse “il tedesco ha mille parole per dire birra”), Orwell, che dedica un pastiche al suo pub preferito, e l’inevitabile, formidabile Joyce di Ulisse e dei Dubliners… E si potrebbe continuare molto a lungo…”

Da www.assobirra.it

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I personaggi di Simenon e Rex Stout, dai libri alla tv

“C’era una volta, sugli schermi tivvù di un’Italia ancora un po’ naive, un certo Johnny Dorelli che, in un gran varietà del sabato sera (di quelli che andavano allora) folgorò lo share e i telespettatori con una fortunatissima imitazione: quella di un commissario coi baffi (anch’esso televisivo, ma dal AssoBirrasonato pedigrée letterario) che tirava fuori birra da ogni singolo mobile o suppellettile del suo ufficio. Dall’attaccapanni, dal portaombrelli, dal telefono, dallo schedario… Un tocco, una svitatina, e il boccale era pieno. Sembra passata un’eternità dai tempi del “Grasset” dorelliano, replica giocosa del Maigret firmato su carta da Simenon (uno degli scrittori più rivalutati dell’ultimo ventennio) e in video da un geniale Gino Cervi. E una mezza eternità anche dal Nero Wolfe (altro birrofilo per eccellenza, oltre che genio dell’investigazione anticrimine e straordinario gourmet, prototipo dell’intenditore odierno che mangia benissimo e conosce a fondo la birra) immortalato a 23 pollici da Tino Buazzelli e griffato in libreria da Rex Stout. Ebbene: in tutto questo tempo, l’audience della birra, la sua fortuna letteraria e mediatica non ha fatto che crescere.

Prendete un giovane scrittore in decollo come Philippe Delerm: come decide di titolare il libro che sfonda classifiche e filtri della critica in Francia, prima, e poi un po’ in tutto il mondo? La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita. Tenero e misurato, attento al recupero di un’umanità al centro di quotidiani, efferati attentati, il libro di Delerm ha colto un successo che è il caso di definire spumeggiante. Non meno, però, di quello dei due cugini terribili (uno irlandese, l’altro cockney, cioè londinese doc) Roddy Doyle e Nick Hornby. Non c’è libro del primo (da The Snapper ai rockettari Committments o al delizioso e crudo The Van) che non sia “bagnato” di birra. E poiché ogni nuovo Doyle, in pratica, ha dato vita a un film di successo, ecco la birra secondo Roddy trasferirsi al cinema, ad esempio nelle avventure – travolgenti – dei due disoccupati che aprono un improvvisatissimo posto di ristoro su ruote, o in quelle di uno dei gruppi pop più divertenti del mondo.”

da www.assobirra.it