STORIA E TRADIZIONI DELLA CARNE: LE ORIGINI Print
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Cosa sarebbe il genere umano senza la carne? Forse nemmeno esisterebbe.Secondo studi recenti i nostri antenati del Pleistocene, a partire da un milione e mezzo di anni fa, hanno iniziato a costruire i primi strumenti in pietra per cacciare grandi animali erbivori. Da quel momento l’apporto nutrizionale della carne, soprattutto in termini di proteine e vitamine del gruppo B, ha determinato un aumento della capacità cranica e delle dimensioni del cervello, favorendo inoltre l’irrobustimento del corpo.Così il genere Homo si è adattato alle difficili condizioni climatiche di allora. È la cosiddetta “dieta paleolitica”, che ha messo uno sull’altro i primi mattoni del nostro attuale corredo genetico.

Ma è stata l’attitudine a migliorare sempre di più le proprie condizioni di vita che, nel Neolitico, ha convinto i nostri lontani parenti a non contare esclusivamente sulla caccia e a controllare le risorse alimentari per vivere più a lungo e meglio.È così che, a partire da circa 12mila anni fa, l’uomo cacciatore-raccoglitore, a cui piaceva vivere alla giornata campando di quello che la natura riservava occasionalmente,ha deciso di coltivare la terra e addomesticare gli animali, assicurandosi in questo modo sufficienti provviste di cibo in ogni periodo dell’anno.

In particolare i bovini si sono dimostrati animali molto preziosi perché, oltre a garantire forza lavoro, concime per la terra e pellame per gli indumenti, fornivano latte e carne. Dove siano nati i primi allevamenti è ancora questione dibattuta fra gli studiosi, ma sembra che in Europa, intorno al 6000 a.C., si addomesticassero antiche specie di bovino giunte dall’India. Tra queste una chiamata Bos primigenius, un bue primitivo alto due metri, con lunghe corna e un carattere aggressivo. Insomma, già da allora il mestiere dell’allevatore doveva essere piuttosto difficile. Anche il suino domestico, discendente del cinghiale (Sus scrofa) si era diffuso in Europa più o meno negli stessi anni. Libero di scorrazzare nei villaggi, oltre che nei boschi dove poteva cibarsi di ghiande e radici, variava la dieta con i rifiuti alimentari gettati dalle abitazioni. È così che ha progressivamente aumentato la tendenza all’ingrasso.

 

Testo tratto dalla pubblicazione della Camera di Commercio di Perugia "L'Umbria delle Carni" consultabile qui.


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